Categoria: Comunicazione Efficace

Atteggiamenti per le nostre relazioni interpersonali: Stili comunicativi a confronto

Atteggiamenti per le nostre relazioni interpersonali: Quali stili comunicativi usiamo? 

Quando comunichiamo abbiamo in testa un obiettivo: persuadere, convincere o intrattenere. 
Secondo il nostro scopo, adottiamo un “certo modo di parlare” che fa reagire gli altri di conseguenza. 

Sono stati individuati tre profili diversi:

Passivo: è un soggetto che comunica senza utilizzare al meglio gli strumenti comunicativi. Il canale vocale non è valorizzato. Tende ad avere volume basso, il tono emotivo definisce un soggetto timido e sottomesso, che preferisce subire, piuttosto che ribellarsi, evitare scontri diretti, l’unica arma di difesa in suo possesso è “lamentarsi”. La comunicazione non verbale è silente. Lo sguardo basso, non si sofferma sul viso dell’interlocutore. La gestualità non è coerente con l’obiettivo del suo messaggio. Ne risulta un’immagine falsata, poco veritiera. Questo stile sottovaluta le effettive capacità della persona. Tende a rivelare bassa autostima. Si fa condizionare da un eccesso di timidezza. 

Aggressivo: questa tipologia di stile è propria di quelle persone che amano schiacciare gli altri. Tendono ad aumentare il volume vocale, usano di frequente il tono sarcastico, a loro piace umiliare gli altri. A volte, questo stile è usato per nascondere la timidezza. L’aggressività è uno strumento di difesa, che si trasforma in una caricatura della persona forte e decisa. Questo stile ha l’obiettivo di sottomettere l’altro, impedendogli di controbattere, utilizzando un ritmo incalzante, che non lascia spazi di silenzio. La comunicazione non verbale è molto accentuata, quasi esagerata.

Espressivo o assertivo: è lo stile della persona che ama il contatto con gli altri. Utilizza al meglio lo strumento voce, rispetta gli altri adottando un comportamento verbale, non prevaricante. È sicuro e deciso, ammette quando sbaglia, accetta la critica, e a sua volta sa criticare in modo costruttivo. Ha uno sguardo aperto, portato all’ascolto attivo sa mettere a proprio agio l’interlocutore. Accoglie l’altro nel pieno rispetto dei diritti di entrambi. Ottima gestione della comunicazione non verbale. La postura è eretta, ma priva di rigidità, è morbido anche nella gestione dei movimenti comunicativi. Condisce il messaggio verbale in un insieme armonioso di gesti e di sguardi che evidenziano il suo interesse verso chi ascolta.

Atteggiamenti per le nostre relazioni interpersonali: quali conseguenze? 

Dal Dizionario Lingua Italiana (Zingarelli)

Modo di disporsi o di presentarsi, come riflesso di un determinato stato d'animo o come forma deliberatamente assunta di comportamento. Modo di atteggiare il corpo o parte di esso. Contegno, comportamento

Dal Dizionario di Psicologia (W. Arnold; H. J. Eysenck; R. Meili)

O Attitudine –  orientamento della percezione e una disponibilità di reazione in rapporto ad un determinato oggetto o classi di oggetti. Sono tendenze relativamente durevoli Sono orientati secondo certi valori o affetti.

ATTEGGIAMENTO 

IL SUO PENSIERO

COME RISPONDERE

IL DIFFIDENTE

Non mi fido di nessuno. Le decisioni le prendo da solo. Non puoi influenzarmi.

DEVI FORNIRE PROVE ALLE TUE ARGOMENTAZIONI. Il tuo obiettivo è rassicurarlo, fornendo garanzie alle sue scelte.

L’AGGRESSIVO

Non mi fido delle mie scelte. Ma nessuno deve saperlo.

RINFORZA IL SUO RUOLO. Il suo pensiero è «Io sono importante».

È una persona con bassa autostima.

L’EVITANTE

Non mi prendo responsabilità. Lasciami stare.

ELIMINA LE SUE PAURE. Il suo pensiero è «Ciò che penso io non è importante». Evita il confronto e lo scontro. Teme di non saperlo gestire.

È una persona con bassa autostima.

L’ASSERTIVO

Parlami con franchezza e arriva al punto. Fammi vedere il mio vantaggio.

LINGUAGGIO CHIARO, SEMPLICE E DIRETTO. Vuole fatti, non parole.


Baruch Spinoza – 1632 -1677 – Etica

Gli uomini si credono liberi soltanto perché sono consapevoli delle proprie azioni e inconsapevoli delle cause che le determino. In sostanza afferma : « Le azioni umane non vanno derise, compiante o detestate ma capite»

 Dott.ssa Patrizia Marzola
Psicologa - Fidenza

Atteggiamenti per le nostre relazioni interpersonali

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Dott.ssa Patrizia Marzola
Psicologa clinica – Pet Therapy
Il mio studio a Fidenza (Pr) in Vicolo Zuccheri, 11

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Combattere l’ansia del pubblico

  • Cosa ci blocca quando dobbiamo fare un discorso, esporre una relazione?
  • Cosa ci impedisce di far valere le nostre ragioni a voce alta?

Combattere l'ansia del pubblico

La potenza dell'Ansia. È una sorta di congettura poco accurata e poco realistica riguardo possibili pericoli. È la paura di non saper affrontare quella situazione, la paura di non sapere cosa accadrà, perché alimenta la paura di non saper gestire l’imprevisto.

Così tutto ciò ci spaventa, anche situazioni che, in condizioni normali, non ci spaventerebbero, ma che in quel momento, anche se, non ci sono motivi concreti per cui temere la situazione, l’ansia ci fa sentire spaventati.
Di conseguenza nascono emozioni e convinzioni, accompagnate da una forte attivazione fisiologica che ci provocano un forte disagio e apprensione riguardo al futuro.

Il livello di ansia che ognuno di noi prova dipende da come percepiamo quelle situazioni, ovvero, da quanta preoccupazione esse ci danno.

Combattere l'ansia del pubblico: esempio 

Se interpreto un evento negativo come una minaccia, tenderò a soffermarmi solo sugli aspetti negativi di quella situazione.
Poniamo il caso di dover esporre una relazione. Se non l’ho mai fatto, posso iniziare a dirmi, che non sono capace, farò sicuramente una pessima figura, tutti rideranno di me, e io non avrò più il coraggio di andare in ufficio e perderò il lavoro.
Passando così dalla preoccupazione al catastrofismo, amplificando le conseguenze  negative, da me immaginate.

Di conseguenza, a causa questo meccanismo l’ansia viene percepita come una spiacevole sensazione di paura e di apprensione.

Un grande studioso della comunicazione umana asserisce che “Il modo in cui parliamo a noi stessi ci influenza” (Paul Watzlavich).
Così, se io immagino che una situazione andrà sicuramente male, si tende ad avverare questa profezia.
Questo avviene per un semplice meccanismo: invece, di impegnarmi al massimo al fine di dare il meglio di me, mi arrendo, e così facendo non faccio altro che trasformare la mia profezia in una realtà!

Vediamo perché l’ansia ci blocca, per poi capire come trasformarla in nostra alleata. 

L’ansia ha due componenti:

  1. Una risposta fisiologica generale che si verifica quando si percepisce un pericolo. In alcune situazioni minacciose prende il sopravvento il sistema nervoso parasimpatico che, rallenta molte funzioni fisiologiche. Reagiamo in questi casi con un’inibizione automatica simile al comportamento di alcuni animali: tutto si blocca, lasciandoci incapaci di muoverci, parlare o pensare in modo chiaro.
    In altre situazioni minacciose, invece, si attiva il sistema nervoso simpatico, che accelera il funzionamento di molti organi preparandoci ad un’azione energica. In questo caso, le nostre reazioni fisiologiche testimoniano uno stato di forte attivazione: il cuore accelera, il respiro diventa corto, sudiamo e tremiamo. L’impulso automatico è ad attaccare o fuggire dalla fonte di pericolo.
  1. Il significato personale dell’evento. Questo cosa vuol dire? Che l’ansia insorge perché noi abbiamo paura di quella situazione, soprattutto se è nuova. E il livello di ansia provato dipende dal significato che noi diamo a quell'evento.

Combattere l'ansia del pubblico: esempio

Come creare un' esperienza positiva di public speaking. 
Se io non ho mai parlato in pubblico avrò paura proprio perché è una situazione che io, di fatto, non ho mai vissuto. Non so cosa mi aspetta. Se poi, tutto va bene, per quanto potrò temere il "parlare in pubblico" in futuro saprò come gestirla, proprio perché l’ho già vissuta.

Ecco, come un’esperienza passata positiva ci influenza, e determina il modo di vivere quella stessa esperienza nel presente.

Combattere l'ansia del pubblico: Come vincere l’ansia del parlare in pubblico? 

Per iniziare dico subito una cosa fondamentale: L’ansia è positiva, è nostra alleata, e meno male che c’è! 
Abbiamo visto poco sopra, come il nostro organismo prende l’energia per agire prontamente.
È l’adrenalina che ci fa sentire un po’ affannati, tesi, sudati, il battito cardiaco accelerato, ci fa sentire eccitati con tanta voglia di fare.
È la nostra benzina, il carburante che ci spinge a fare bene, a dare di più, ad impegnarci.

È quella spinta propulsiva che ci fa sostenere con enfasi ed eccitazione i valori in cui crediamo, le nostre idee, le nostre ragioni.
Provate a pensare a quando siete in compagnia dei vostri amici, e parlate con loro di un argomento che vi sta molto a cuore. Cosa succede al vostro corpo? Non vi scaldate? Non modulate il volume e il tono della voce? Il ritmo aumenta o decelera lungo il discorso?

Siamo naturali.

Non ci preoccupiamo di come appariamo agli altri, non pensiamo se i capelli sono a posto, se la giacca è sgualcita o se le parole usciranno nella giusta sequenza.

Perché?

Perché siamo semplicemente concentrati su ciò che stiamo dicendo. Attenti solo che il nostro pubblico capisca ciò che stiamo dicendo.
E sosteniamo le nostre argomentazioni con tutti gli strumenti in nostro possesso per far arrivare agli altri il nostro messaggio: voce e corpo.  

Ecco come l’ansia ci aiuta a dire ciò che vogliamo dire in modo naturale ed effervescente. 
Usiamo dunque l’ansia a nostro vantaggio, è un’amica, non una nostra nemica.

Per rendercela amica va addestrata, come se fosse un cucciolo, una guida, per noi che, ciechi in quella situazione, essa potrà darci quella luce che saprà guidarci, in modo naturale, verso la meta, con successo.

Al contrario, invece, se rendiamo l’ansia nostra nemica, lei ci si rivolterà contro, con tutta la sua potenza: bloccandoci, paralizzandoci, ci renderà schiavi della nostra paura.

Sarà l’ansia a comandare sulle nostre reazioni. Magari, facendoci mettere in scena una sorta di balletto in cui braccia, mani e gambe si muovono per conto loro, come impazzite, senza controllo.

Ecco la parola magica per dominare l’ansia, per ammansirla, per rendercela amica: il controllo della situazione. 

Dott.ssa Patrizia Marzola
Psicologa - Fidenza

Combattere l'ansia del pubblico

La comunicazione è la nostra vita sociale. Ogni volta che conversiamo siamo in "pubblico". A volte, situazioni, persone o convinzioni possono impedirci di comunicare in modo efficace, ci blocchiamo, pensiamo di non aver nulla di interessate da dire. Ma non è così, dobbiamo abbattere la forza delle nostre convinzioni irrazionali che sono determinate dalle nostre paure. 

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Difficoltà relazionali da dove nascono?

In questi 13 anni di lavoro ho visto che le difficoltà relazionali nascono da una mancanza di capacità di esprimere liberamente ciò che non va.

Il mio lavoro è comunicazione. Che il mio ambito sia clinico oppure del lavoro sempre di comunicazione si parla.

Così, ho visto che quando sono chiamata per capire e tentare di risolvere i conflitti interpersonali ho visto, ho toccato con mano, che le che le difficoltà relazionali nascono da una mancanza di capacità di comunicare in modo chiaro, semplice e diretto. Non si sa come, né quando sia iniziato questo silenzio, ma sta di fatto che, a un certo punto, le persone smettono di dichiarare  chiaramente il problema.

Così mi chiedo: di che cosa si ha paura? Della verità? Di sentirsi dire che non si pace a qualcuno?

Ma questo è naturale, perché è reale: non si può piacere a tutti. Ci sarà sempre “qualcosa” di ciascuno che non entra in sintonia con le caratteristiche di qualcun altro. Ma va bene. Prima impariamo che non si può piacere a tutti, e prima e meglio adottiamo un stile comunicativo mirato alla sopravvivenza in quel contesto, soprattutto quando non si può scegliere.

Mi piace dire che: “Parenti e colleghi non possiamo sceglierli, ci cadono addosso”. Quanto prima troviamo un obiettivo in comune, tanto meglio si troverà il compromesso che portearà al quieto vivere, evitando così inutili e sgradevoli mal di pancia!

Difficoltà relazionali 

Quando non ci si capisce, si crea grande confusione, così diventiamo diffidenti, ci innervosiamo, incriniamo rapporti. Piccoli malintesi diventano liti, i problemi diventano catastrofi.
Quando poi, le incomprensioni nascono sul posto di lavoro, si viene a creare un clima molto pesante, difficile da gestire, che portato all'estremo crea ansia, insoddisfazione, insofferenza, fino all'azione estrema: abbandonare il posto di lavoro. Perché possono venire crearsi sul lavoro, situazioni di mobbing e burn-out.

Come un vaccino antinfluenzale il saper comunicare e il saper ascoltare in modo efficace svolgono funzione preventiva contro questi problemi.  E risolvono le difficoltà relazionali.

Credo tantissimo nell'efficacia comunicativa, nel dialogo aperto, nel saper scegliere le parole giuste sia verso la persona che alla situazione specifica e questa mia esperienza diretta mi ha portato a progettare un per-corso formativo che mira a fornire utili indicazioni su come utilizzare al meglio il proprio strumento comunicativo, l’ho intitolato “Non solo comunicare per esprimere forza, carisma e personalità”

Così, grazie alla padronanza del nostro stile comunicativo, il saper individuare le parole giuste rispetto alla situazione, ci consente di creare buoni ed efficaci rapporti interpersonali. È la comunicazione efficace che ci permette di essere sempre padroni di noi stessi e delle situazioni.

È sempre la comunicazione efficace che ci dà il carisma e la forza per gestire le persone aggressive, quelle che ci mettono in difficoltà, coloro che ci fanno sentire sbagliati e ansiosi.

Ecco i vantaggi della comunicazione efficace: 

  • Esprimersi in modo chiaro, semplice e diretto arrivando all’obiettivo desiderato;
  • Adattare il proprio comportamento e atteggiamento alle diverse circostanze, anche quelle più difficili;
  • Trattare con la gente per conquistare la fiducia, migliorando così la qualità delle relazioni sociali;
  • Padroneggiare le tecniche di come si conquista il diritto alla parola, come rendere partecipe chi ascolta, attirando e mantenendo accesa l’attenzione degli interlocutori;
  • Scegliere le parole e lo stile comunicativo in relazione alle persone ed agli obiettivi;
  • Gestire l’ansia che spesso le situazioni sociali creano. La comunicazione efficace elimina gli effetti immobilizzanti dell’ansia e dello stress, che uno scambio comunicativo può causare.

A volte, il fatto di dover per forza comunicare con una persona che a noi mette soggezione, timore o tensione, può renderci così ansiosi da bloccare in noi, ogni iniziativa comunicativa: le parole muoiono in bocca senza riuscire a dirle.

In questo articolo parlo degli stili comunicativi, li ho messi a confronto e suggerisco il modo per fronteggiarli. 

Quella carica energetica che ci ha dato la spinta fino a un attimo prima, ci sta ora immobilizzando. Dunque, imparare a gestire lo stress significa incanalare questa energia nella giusta direzione, per usarla come nostra alleata per darci fiducia e sicurezza.

“Non solo comunicare per esprimere forza, carisma e personalità”  è un manuale pratico sulle relazioni interpersonali che vi aiuterà ad allenare e potenziare le vostre abilità comunicative.

Ho letto i risultati di un sondaggio in cui si chiedeva quali fossero i maggiori interessi degli adulti. È risultato che al primo posto c’è la salute e al secondo posto c’è la gente: come comprenderla, come starci insieme, come indurla a diventare simile a noi come persuaderla.

Come si raggiungono questi obiettivi: il giusto mix di comunicazione verbale e non verbale. E, aver sempre ben chiaro il proprio obiettivo comunicativo.

Tutto questo è aiutato da una sana autostima. L'autostima è un'importante componente per il nostro benessere e per il successo nelle nostre relazioni interpersonali. 
Qual'è il livello della tua autostima? Vuoi scoprirlo rispondi a queste semplici domande avrai la tua risposta. Clicca qui scarica il gioco

Ho pensato ad un percorso per aiutarti a ritrovare una sana Autostima. Viene a vedere se il Corso di Autostima e Motivazione può aiutarti.

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Creare un discorso con Creatività, Carisma e Personalità

Creare un discorso efficace. Qual è il modo più diretto per creare un discorso con carisma e forte personalità? 

Credere in ciò che si dice, ogni gesto fatto con forza ed energia, ogni espressione coerente con il significato che ha per noi il nostro messaggio.
Ecco qual è il segreto delle persone che noi definiamo carismatiche.

Perché possiamo considerare la creatività come quella capacità inventiva ed espressiva che permette di manifestare, nel modo del tutto naturale, le proprie emozioni, pensieri e sentimenti.

Come si può definire la personalità? 

Secondo il manuale della Scienza della Personalità (L.A. Pervin e O.P. John), la personalità rappresenta le caratteristiche della persona che sono responsabili di modi coerenti di sentire, pensare e comportarsi. Il modo in cui pensieri, sentimenti e comportamenti espliciti, si collegano l’un l’altro per formare la nostra unicità.

Così, la personalità è ciò che ci rende unici, diversi gli uni dagli altri. Rappresenta il nostro modo di interagire con il mondo, e determina il nostro atteggiamento mentale.

“Posso imparare molte cose: sono in grado di liberare  la mia creatività”; “ho la capacità di mettere più forza ed entusiasmo in ciò che dico o che faccio”.

Creare un discorso efficace usando la tua personalità 

Ma sarai naturale solo se è conforme alla tua personalità, cioè, al tuo modo naturale di essere, di mostrarti agli altri. Non imitare, per sfuggire alla timidezza o all'imbarazzo. Non è obbligatorio fare il buffone di corte, imitando qualche comico, che per quanto bravi nell'imitazione, quella comicità appartiene a lui solo, su di un altro non ottiene lo stesso effetto.

Così, impariamo da noi stessi, liberiamo ciò che abbiamo dentro in modo naturale, lasciamo la superficialità a fattori esterni, inanimati, privi di calore e d’emozioni. Il nostro corpo, la nostra mente comunica attraverso le nostre emozioni, non sforziamoci di reprimerle a tutti costi solo per timore di rivelarci agli altri.  Perché questo ci permette di creare un discorso efficace 

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Come migliorare il proprio modo di comunicare

Come migliorare il proprio modo di comunicare: consapevolezza comunicativa

Ascolti  il tuo modo di parlare?
Ti hanno mai detto: "Tu non sai ascoltare"?
Ti è mai capitato di pensare di essere chiaro nella tua esposizione, ma ti dicono di non capire?
Ti è successo di essere frainteso? Di non dare l'impressione che vorresti o pensavi di dare?

Tara Bennett-Goleman nel libro “Alchimia Emotiva”, descrive molto bene questo fenomeno. L'autrice spiega la necessità dell’imparare ad ascoltarsi. Anzi ne fa il punto di partenza verso la scoperta di se stessi, verso il controllo delle emozioni negative. Sostiene, inoltre, che ottenere un controllo sulle emozioni, non equivale a dire, impariamo a non provare emozioni.

Afferma che:” Avere piena coscienza significa vedere le cose come sono, senza tentare di modificarle. Lo scopo è eliminare le nostre reazioni alle emozioni inquietanti, facendo attenzione a non respingere l’emozione stessa. La piena coscienza può cambiare il nostro modo di relazionarci con le nostre emozioni e di percepirle, senza necessariamente eliminarle”.

Conoscere se stessi è così importante che è ripreso in molti saggi. In “Imparare ad ascoltare” di M. Burlyn-Allen, è considerata un’abilità che permette di aumentare la capacità di comunicare e interagire efficacemente con gli altri. L’autrice sostiene, che ognuno di noi ha un’area cieca, che rappresenta quella parte di noi di cui non siamo proprio consapevoli, e quindi, determinati atteggiamenti, non vengono da noi neanche presi in considerazione. E un’area chiusa, cioè, quegli atteggiamenti che tendiamo a nascondere sia a noi stessi, e agli altri, per timore per paura di affrontarla, perché consapevoli che non ci piacerà.

Nel libro “Se hai qualcosa da dire parla, se no taci” di A. Lucato, la consapevolezza è considerata come l’energia più grande a disposizione del cervello. E’ la consapevolezza che ha il potere di trasformarci; modificare il proprio stile comunicativo in base alle specifiche necessità di ciascuno, al tipo di messaggio e all'interlocutore al quale vogliamo trasmetterlo. 

Consapevolezza è prendere coscienza di sé, dei propri linguaggi verbali e non verbali. Comprendere come ci mettiamo in relazione. Ed è proprio questo atteggiamento mentale che ci aiuta ad entrare in reazione con gli altri e a costruire sane relazioni interpersonali basate sulla fiducia. Questo sia per la nostra vita provata, e anche sul lavoro, dove i rapporti con i colleghi e/o i capi sono i più difficili da costruire.

Di conseguenza, il modo per capire come migliorare il proprio modo di comunicare è ascoltare sé stessi ed osservare le reazioni dei nostri interlocutori. Prendiamo l'abitudine di mettere in discussione il nostro stile comunicativo. Quest è quello che ci aiuta nei rapporti interpersonali

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Metodi di comunicazione efficace: comunicazione scritta

Metodi di comunicazione efficace: l’importanza della semplicità e della chiarezza 

Non ci sono storie: qualunque attività impone una comunicazione efficace. Dovunque sentiamo voci che dicono che se vogliamo far partire il nostro business è necessario saper comunicare con i propri stakeholders, ovvero il nostro pubblico di riferimento, cioè tutte le persone che sono interessate a ciò che proponiamo: prodotti o servizi.

Bene: fini qui tutto chiaro e nulla di nuovo. Abbiamo imparato che serve costruire un business plan e progettare un accurato piano marketing, perché, ci dicono giustamente gli esperti, senza un’accurata progettazione la nostra impresa o progetto ha vita molto breve, anzi è già morto ancora prima di iniziare.

Anche qui siamo tutti d’accordo. In questa sezione non voglio parlare di piano marketing, né di business plan, quello lo lascio fare agli esperti del settore.
Ciò che voglio fare è puntare il dito sulla comunicazione efficace, e spiegare chiaramente cosa significa.

 Metodi di comunicazione efficace

Ogni volta che chiedo ai partecipanti cosa significa comunicare in modo efficace, ognuno di essi dà una definizione diversa, tutte corrette s’intende, ma spesso, viene confuso il saper comunicare con le forme grammaticali o la giusta sintassi. Mi spiego.

La Comunicazione Efficace è il far arrivare il significato del mio messaggio esattamente come lo intendo io. 

Semplice? Provate a pensare a quando leggete un articolo di un argomento specifico: legale, medico, tecnico, ecc…
Per chi è di quel settore specifico lo comprende benissimo, perché condividono la stessa “lingua” tecnica. Ma chi è fuori da quel “mondo” fa più fatica!

Gli oratori sono tutte persone colte e professionalmente preparate. Le loro frasi sono perfette dal punto di vista della sintassi, della grammatica, ecc… Ma noi cosa capiamo di quello di dicono? Va già bene se ne cogliamo la metà!  

E perché? Cosa ci succede? Siamo diventati di colpo ignoranti? Certo che no. Ma, se non conosciamo nel dettaglio quel particolare settore, ci è concesso di non conoscere i termini “tecnici” specifici.  

Mi è capitato di tenere un corso di comunicazione a dei professionisti molto validi: Medici, Avvocati e Ingegneri. Mi hanno chiesto di aiutarli diventare più sciolti nel loro linguaggio, di svincolarsi dalla loro formalismo tecnico quando si trovano di fronte a clienti o pazienti che, ovviamente, non conoscono il loro gergo tecnico.

Anche i manuali di cucina hanno capito che i novelli e aspiranti cuochi, i quali non hanno mai preso in mano una pentola, non conoscono i comuni termini, impiegati nei libri di ricette. Come ad esempio “mantecare” !
Hanno così iniziato ad inserire un glossario, così tutti i novelli, possono leggere e interpretare le istruzioni per fare un fantastico soufflé!

 Metodi di comunicazione efficace. Dunque la comunicazione è efficace quando:   
I termini sono chiari. Se devo usare per forza termini tecnici, ne spiego subito il significato, usando anche metafore che si avvicinano alla vita quotidiana. Esempio: empatia, cioè la capacità di mettersi nei panni dell’altro.

Meglio usare parole corte. Esempio: sostituire approssimativamente con “è approssimativo”.

Usare verbi al presente. Sono più diretti e rendono subito, l’idea dell’azione che vogliamo far immaginare e magari intraprendere a chi ci legge.

I periodi sono corti. Usare bene la punteggiatura. Le frasi corte sono più d’effetto.

Usiamo termini “positivi”.

Usiamo le immagini. Facciamo vivere la fantasia.

Per far colpo, iniziare con una frase provocatoria può aiutare.

LA COMUNICAZIONE EFFICACE IN TRE PUNTI: 

  1. CHIARA
  2. SEMPLICE
  3. DIRETTA

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Come trovare nuovi amici

Come trovare nuovi amici: da dove partire?

Internet, tra le tante opportunità, offre anche la possibilità di trovare nuovi amici. 
Navigando in rete ho visto tanti buoni siti che offrono, non solo utili ed interessanti informazioni, ma creano forum di discussione che consentono alle persone di conoscersi.

Mi sono chiesta quale è la modalità migliore per entrare in sintonia con persone che non si conoscono, di cui non si sa, spesso, nemmeno il nome, ma solo lo pseudonimo utilizzato.

Io ho provato ad entrare in contatto con alcune persone, ed ho trovato alcune barriere legate alla diffidenza,  o a precedenti esperienze negative, che mettono le persone sulla difensiva, questo a dimostrazione del fatto che, orami, per fortuna, tutti sappiamo che la rete può offrire diversi schermi.

Inoltre, c’è un nuovo fenomeno sociale: non sappiamo più conoscere nuove persone utilizzando la buona vecchia comunicazione efficace nel contatto con le persone. Si preferisce barricarsi dietro al pc o al cellulare perché viene vissuto come più facile.

Ma internet non ha solo fattori positivi, siamo consapevoli dei percoli della rete, ma in qui non parlo di questo. I fenomeno sociali negativi come stalking, cyberbullismo, dipendenza da internet (web-mediata) ne parlo in questa sezione dedicata. 

Come trovare nuovi amici: Come rompere il ghiaccio? Come si fa ad aprire un contatto con una persona che vorremmo conoscere? Oppure entrare in un nuovo gruppo?

 Ancora una volta le regole della comunicazione efficace e il suo uso consapevole ci vengono in soccorso. Ho scritto questo articolo "Come migliorare il proprio modo di comunicare" nel quale sottolineo l'importanza della consapevolezza comunicativa. 

Quando non consoci le persone bisogna aprire una breccia, si devono alternare ascolto e parole, in equilibrio, per permettere l’empatia e la scoperta l’uno dell’altro. 
Per inserirsi, per conoscere, per accettare e farsi accettare, ecco 10 semplici suggerimenti per le vostre relazioni interpersonali:

  1. Non iniziare una prima conversazione con una critica o parlando male di qualcuno;
  2. Fai domande di apertura, meglio domande aperte. Perché lasciano la persona libera di dire ciò che le va, non sono pregiudizievoli e non vincolano ad una risposta univoca. Ricordati che non tutti si aprono facilmente, ma che preferiscono mantenersi in zona “sicura”, almeno finché non si sentono al sicuro;
  3. Lascia lo spazio anche all’altro. Non parlare sempre tu;
  4. Non parlare di cose che interessano solo a te, ma chiedi anche al tuo interlocutore, quali sono i suoi interessi, e lascialo parlare;
  5. Non lasciarti vincolare dai tuoi pregiudizi personali, dai la possibilità al tuo interlocutore di farsi conoscere;
  6. Il fraintendimento è sempre dietro l’angolo: accertati di aver capito bene la situazione, prima di indire un verdetto senza ritorno!
  7. Evita l’atteggiamento polemico, il bastian contrario non piace a nessuno;
  8. Non imporre il tuo pensiero o la tua scelta, promuovi sempre un confronto aperto;
  9. Non fare subito domande troppo personali. Lascia che la conversazione segua il suo corso senza imporre una forzata apertura. Ricordati che il tuo interlocutore potrebbe essere diffidente almeno quanto te! E, le domande personali possono essere viste come violente violazioni, possono far emergere , nel tuo interlocutore emozioni negative legati a ricordi delicati, o a situazioni di vita difficili;
  10. Non essere pressante: non cercare sempre la persona al telefono, o per chat, o per mail. Ricorda: anche gli altri, come te, hanno tanti impegni, priorità e necessità. O semplicemente hanno bisogno di più tempo per lasciarsi andare. Quindi, non forzare la mano, altrimenti rischi di essere considerato invadente!

Per il resto sii te stesso e lasciati andare e non perdere mai la speranza ci sono tantissime persone che hanno voglia di fare amicizia, serve solo un poco di pazienza! 

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Corsi che possono fare al caso tuo

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Come contattarmi

Puoi scrivermi a info@patriziamarzola.it  
Oppure, chiamare ai numeri Studio 0524 202361 Mobile 328 1971882
Ci conosciamo e capiamo insieme quale è la soluzione migliore per voi.
Dott.ssa Patrizia Marzola
Psicologa clinica – Pet Therapy
Il mio studio a Fidenza (Pr) in Vicolo Zuccheri, 11

Svolgo consulenza on line con Skype. Clicca qui

Comunicazione assertiva

Perché mi conviene essere assertivo?

Perché permette un miglior approccio con gli altri. Consente di costruire buone relazioni attraverso uno stile comunicativo chiaro, semplice e diretto. Privo di maschere, senza nascondere la vera personalità. 

La comunicazione assertiva consente di migliorare i rapporti con gli altri perché ci aiuta ad essere noi stessi, ci fa riflettere su come potenziare in modo naturale, tutti i nostri canali comunicativi.

Con un po’ di allenamento alla comunicazione assertiva si riuscirà, con naturalezza e semplicità, a gestire ogni problema nato dall'incontro con l’altro. La comunicazione assertiva è un nuovo modo di comunicare. Ha come obiettivo quello d’impostare le relazioni interpersonali in modo collaboravo e costruttivo. È una comunicazione che evita lo scontro, prende le distanze dall'aggressione verbale, o dall'inespressività dovuta alla passività. 

La comunicazione assertiva permette di esprimersi se stessi in modo efficace.

Evita l’uso di pregiudizi o generalizzazioni. La persona che utilizza questo stile comunicativo, si assume la responsabilità dei propri errori, sa accettare la critica, e critica a sua volta, in modo costruttivo, senza sminuire l’autostima dell’altro.  E, al contempo rinforza costantemente la sua autostima.

Io definisco l’assertività come la libertà di scelta. Ovvero, essere in grado di scegliere il nostro stile comunicativo sulla base delle considerazioni che derivano dal: contesto, obiettivo e stato d’animo.

Obiettivo della comunicazione assertiva

La comunicazione assertiva ha come obiettivo quello di impostare le relazioni interpersonali in modo collaborativo e costruttivo. È una comunicazione che evita lo scontro, prende le distanze dall'aggressione verbale o dall'inespressività dovuta alla passività. Ma, qualora lo scontro dovesse essere inevitabile l’atteggiamento assertivo permette di gestirlo con lucidità.

La comunicazione assertiva permette di esprimersi in modo chiaro, semplice  e diretto, evita l’uso di pregiudizi e generalizzazioni. Ci fa essere lucidi con noi stessi e con gli altri.

Per concludere, riassumo

L’assertività è l’attitudine, in qualsiasi situazione, a definire chiaramente la nostra posizione, a renderla nota, a difenderla senza aggressività, ammettendo posizioni differenti da parte altrui.
Si manifesta attraverso una predisposizione ad ascoltare, alternata ad una esposizione chiara del proprio punto di vista.

 I vantaggi della comunicazione assertiva sono:   

  • Rispetto dei valori umani
  • Una migliore comunicazione
  • Obiettivi chiari, negoziati ed accettati
  • Ricerca di soluzione ai problemi ed ai conflitti, affrontati con la volontà di risolverli
  • La formulazione chiara d’opinioni che evita la critica implicita

L’assertività è una modalità di vita, caratterizzata da un atteggiamento positivo verso sé stessi e verso gli altri.
Perché permette di inibire le reazioni d’ansia e di consentire un migliore adattamento alle relazioni sociali.
Favorisce l’equilibrio nei rapporti interpersonali.

Il mix ideale

Ciascuno di noi, adotta di volta in volta, a seconda delle circostanze, dell’umore del momento e dell’interlocutore:

  • Passivo/ evitante
  • Manipolatorio
  • Aggressivo
  • Assertivo

È possibile definire un profilo tipo che vi procurerà maggior soddisfazioni nelle relazioni con gli altri.

A priori e salvo rare eccezioni, l’atteggiamento di fuga passiva è il meno gratificante ed è quello che soddisfa meno l’interlocutore e danneggia le relazioni reciproche.

L’atteggiamento aggressivo ha seri inconvenienti quando è troppo frequente. Tuttavia, in certi casi, quando voi temete di essere vittima di aggressione, è opportuno.

L’atteggiamento manipolatorio dipende molto dal contesto. Ad esempio in ceri ambienti di lavoro, per alcune circostanze, una dose di abile manipolazione cosciente ed occasionale può essere molto utile! 

Perciò il profilo tipo può essere individuato nell’adottare il meno possibile l’atteggiamento di fuga, un pizzico di aggressività quando ci vuole, va bene, come valvola di sicurezza per dar sfogo alla propria indignazione di fronte a certe situazioni. L’atteggiamento manipolatorio può essere molto utile in alcune circostanze.

È evidente che l’atteggiamento assertivo è il più efficace per promuovere buoni rapporti con tutti coloro che vi circondano.

Perché il bello dell’essere umano è la sua variabilità e flessibilità. L’importante è esser coscienti e consapevoli delle conseguenze. Se ad esempio, io volessi creare subito una buona sintonia con i mie colleghi al mio primo giorno di lavoro, l’adottare uno stile assertivo aperto, che accompagna un linguaggio non verbale appropriato alle circostanze m aiuterà di sicuro.

Nella pratica sarà un sorriso aperto e sincero, propensione all'ascolto e non dare giudizi, visto che di quell'ambiente non so ancora nulla.  

Dott.ssa Patrizia Marzola
Psicologa - Fidenza

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Come superare la timidezza

AIUTO! DAVANTI AGLI ALTRI MI BLOCCO

Come superare la timidezza. Perché è così difficile rompere il ghiaccio?

Nelle situazioni sociali, soprattutto quando siamo in mezzo a persone che non conosciamo, il nostro obiettivo “Voglio conoscere gente nuova” s’infrange di fronte alle nostre paure. Spesso è la nostra ansia sociale che crea condizionamenti negativi, e questi ci bloccano, rendendoci prigionieri di noi stessi. 

Paure che riguardano ciò che pensiamo di noi stessi, sia per uomini o donne, le paure sono le stesse, così iniziamo a rimuginare:

  • Ma come rompo il ghiaccio?
  • Quali argomenti uso?
  • E se poi sono noioso?
  • Io sono timido come faccio?
  • E come trovo il luogo giusto per me per fare nuove conoscenze?

E questi pensieri ci paralizzano, così invece di buttarci, rimaniamo fermi, impalati a fare i conti con le nostre paure, prefigurandoci, mentalmente, tutta una serie di possibili figuracce, prefigurandoci catastrofi sociali. Allora l’unica soluzione per noi possibile diventa l’evitamento.

"Io evito. Sto fermo. Non vado. Tanto non ci riesco."

E il nostro bell’obiettivo di fare nuove conoscenze è rimasto congelato nel mare delle nostre paure!

Come superare la timidezza: come cambiare? 

Per prima cosa identifica possibili attività che possano piacerti. Compila una lista dei tuoi hobby e interessi.

Pensa in modo oggettivo alle tue possibilità:

Cosa offre il mio territorio? Dove possono essere questi luoghi? Sono raggiungibili? Me lo posso permettere? Quando potrei andare?

Scegli almeno una di queste attività dalla tua lista. E inizia la ricerca. Cerca su internet, guarda il giornale locale, vai a caccia di volantini che possano promuovere l’attività da te scelta.

Una volta individuato il luogo, parti e vai. Non fissare una ipotetica data, non rimandare.
Parti all'esplorazione.

Appena arrivi sul luogo da te scelto, guardati intorno, prendi informazioni. Ascolta te stesso: può piacerti il contesto? Ma senza farti influenzare troppo dal tuo primo giudizio, potrebbe bloccarti. Tanto, finché tu non provi e non vai fisicamente a scoprire non puoi capire se può piacerti oppure, no.

Come superare la timidezza: non è una malattia!

In qualche modo siamo stati condizionati a pensare che essere timidi sia un fattore negativo per i rapporti sociali. Perché viene vista come una "menomazione" caratteriale. L'essere timido viene visto come un fattore di debolezza.

NO! la realtà è diversa, ti dimostro il perché:

  1. Tutti noi siamo timidi in contesti nuovi. Persone, luoghi e situazioni sono per per tutti noi uno sforzo. 
  2. E' sano e naturale sentirsi un po' a disagio in queste situazioni nuove

Poi, ognuno di noi affronta sentimenti e stati d'animo a modo suo. Ma sicuramente la "timidezza" aiuta a prendere più facilmente confidenza, perché ci permette di ascoltare ed osservare con calma: tutto e tutti. E così, garze queste abilità sociali possiamo scegliere i momento, il gruppo, o la persona  con la quale iniziare il primo approccio.

Come superare la timidezza: la strategia

Questa è l’azione che ti aiuta a superare il tuo primo blocco. E poi la comunicazione efficace può aiutarti. Vuoi migliorare l’uso consapevole del tuo modo di comunicare? Vuoi capire come usare la comunicazione e fare nuove amicizie, e abbattere la tua timidezza?

Vieni a scoprire il Corso di comunicazione efficace. Puoi scegliere tra il percorso di gruppo o individuale.

Corso di Autostima e Motivazione per rinforzare la tua autostima, per sentirti finalmente a tuo agio con te stesso e con gli altri.

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Rapporti interpersonali come superare conflitti

Importante! È possibile migliorare le relazioni interpersonali potenziando, in modo naturale, tutti i nostri canali comunicativi. 
Non cerchiamo di costruirci una modalità comunicativa che non ci appartiene. 
Se tutti noi adottassimo uguali strategie comunicative, non ci sarebbe più creatività né unicità. Perché parleremmo tutti allo stesso modo come replicanti meccanici!

Come faremmo, altrimenti, a distinguerci,  per farci ricordare nella nostra unicità?

Così ad esempio, pensiamo agli artisti. Essi comunicano attraverso la loro arte, che è unica. Lanciano il loro messaggio attraverso stili comunicativi che esaltano l’espressività del loro messaggio e al contempo del loro modo di essere, di sentire e di vivere il mondo.

Di conseguenza, per gestire al meglio ogni relazione, cerchiamo di non adottare modi di comunicare che chiudono la relazione con l’altro. Lo stile passivo o quello aggressivo, non permettono di rendere l’altro partecipe del nostro mondo. Lo chiudono, e questa chiusura isola chiunque tende a scappare o a prevaricare.

Meglio soli o accompagnati?

La nostra società denuncia una solitudine che è indice dell’incapacità di ciascuno a gestire al meglio i rapporti interpersonali. 
E, questa sofferenza colpisce tutti, dalle coppie, ai genitori che faticano a comunicare con i figli, agli amici che trascorrono il tempo insieme ma, senza condividere emozioni o sentimenti, perché troppo complicati da gestire. Perché ci si chiude nel mondo fittizio dei “social network” relegando il mondo relazionale a qualcosa di irreale, segregando così, la persona in una sempre più profonda solitudine.

Forse  perché si troppa paura di rivelare sé stessi. Si teme il giudizio altrui. Ma dimentichiamo anche, che il giudice più severo siamo noi! È un cane che si morde la coda: io mi chiudo perché l’altro non si apre.

Pronti via!

Ma per dare vita ad una nuova relazione interpersonale, o per sanare un conflitto serve qualcuno che dia l’avvio al processo. Allora, perché non iniziamo noi? 
Potremmo stupirci della forza di un sorriso aperto, della potenza di uno sguardo sincero, il gesto delle braccia che si aprono verso l’altro. Dell’effetto di un vero ascolto.

Non lasciamo che giudici severi ci tolgano la gioia del vivere insieme, in armonia, privandoci la possibilità di arricchirci dal confronto con gli altri.

Dott.ssa Patrizia Marzola
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