Categoria: Racconta la tua Storia

Coming Out Dichiarare la propria sessualità

coming-out-libertà-di-esprimere-se-stessi-Psicologa Fidenza-Patrizia Marzola

Come trovo la mia identità di genere?

L'espressione coming out è usata per indicare la decisione di dichiarare apertamente il proprio orientamento sessuale o la propria identità di genere
La decisione consapevole di voler dichiarare agli altri la propria omosessualità si definisce COMING OUT, spesso confusa con il termine outing che invece designa l'esposizione dell'omosessualità di qualcuno da parte di terze persone senza il consenso della persona interessata.

 

Il coming out come vissuto soggettivo

In questa società è difficile riuscire ad esprimere la propria sessualità in modo libero e aperto. Sono gli stereotipi e pregiudizi sociali che costringono le persone a nascondersi, di celare a se stesse la propria identità sessuale. Ma rivelarsi prima a se stessi, quindi accettarsi, e poi rivelarsi agli altri significa libertà. Vivere in piena consapevolezza andando a testa alta. È un sentimento meraviglioso che rafforza la propria personalità, ci si sente più forti e la propria autostima aumenta perché si rinsalda.

Questo processo come dicevo avviene gradualmente, si articoli in due momenti importanti:
1. Auto-accettazione. Quindi capire la propria sessualità e sentirsi nel pieno diritto di viverla.
2. Riconoscerlo agli altri. Perché è un processo che non finisce mai? Perché ogni volta che si conoscono persone nuove bisogna decidere se rivelarsi o meno, e quindi ogni volta è un ri-scoprirsi.

Spesso viene vissuto da forte stress perché è un continuo logorio mentale, le più svariate domande si affacciano alla mente, ad esempio “Quando è il momento migliore”, “A queste persone posso dirlo? E come?”, quindi è una continua scelta.

Vediamo questi processi più da vicino

Coming out interiore: è l’accettazione della propria omosessualità. Implica il sostenere il livello di stress che questa scoperta reca all'individuo, in quanto consapevole che deve accettarsi in una società dove viene privilegiata l’eterosessualità, soprattutto in quei contesti sociali dove l’omosessualità viene considerata un’anomalia, e non una parte di sé stessi.

Dichiarazione alla società: finalmente l’individuo ha accettato e riconosciuto la sua omosessualità, ha superato la condizione di stress causato dal doversi sempre nascondere e celare sé stesso dietro ad una maschera dal forte peso emotivo, allora è pronto per dichiararsi all'esterno. Ovviamente è un processo graduale, che non avrà mai fine, perché l’individuo decide a chi rivelarsi e come, ad esempio per ogni nuovo conoscente, sul posto di lavoro, in famiglia.

Ma le ricerche dimostrano che gli individui che arrivano a manifestare il proprio essere in modo aperto diventano più forti e sicuri in sé stessi, quindi con effetti benefici anche sulla propria autostima.

Come fare coming out?
È un processo graduale. Le tappe vengono definite da due momenti: imprescindibile è l’auto-accettazione e poi c’è la rivelazione all’esterno.
Chi viene da me chiede quando è il momento giusto? Come faccio a dirlo ai miei genitori o colleghi di lavoro?
Domande importanti la cui riposta implica diverse considerazioni.
Parliamo del contesto famigliare: c’è da considerare il clima di relazione, come è la qualità del dialogo tra i membri, genitori-figli-fratelli? Quali sono gli stereotipi o pregiudizi sul tema dell’omosessualità?
Una volta individuato la qualità del dialogo e il clima relazionale si lavora su quello per stabilire come abbattere i pregiudizi.

Di solito le reazioni da parte dei genitori possono essere:
rifiuto, sconforto, superamento, accettazione
accettazione immediata
non accettazione

Gli psicologi parlano di una fase chiamata superamento del lutto. Nel senso che i genitori hanno aspettative sui figli, vedono il loro matrimonio e la nascita di nipotini. Alla rivelazione del “sono gay/lesbica” i genitori devono ridimensionare questi sogni, devono accettare che potrebbero non diventare nonni, che potrebbero non vedere mai la figlia o figlio in abito da cerimonia e una grande festa come coronamento della storia d’amore.

Ecco perché quando si parla in famiglia io consiglio sempre di individuare gli stereotipi ed abbatterli uno ad uno, in questo modo si avvicinano i due punti di vista, si dimostrerà che i due mondi non sono separati, l’essere gay/lesbica non significa vivere in un “ghetto” ma è semplicemente l’espressione della sessualità.

In che modo lo psicologo aiuta?

Innanzi tutto distruggiamo le vecchie convinzioni: esser gay/lesbica NON significa essere malati, non è una malattia. Ancora oggi, soprattutto girando su internet si trovano strane associazioni che dicono che loro possono guarire i gay, l’Ordine degli Psicologi si distacca da queste associazioni, spesso nascondono le loro fobie dietro a parole molto belle, libertà, crescita, sviluppo. No, facciamo attenzione.
Lo psicologo invece aiuta le persone a capire meglio se stessi, si individuano strategie per effettuare il coming out, aiuta a dipanare dubbi sulla propria sessualità, fa chiarezza proprio sui significati.

Bisogna smettere di dividere la società in etichette “gay”, “lesbica”, “etero”, “trans” e via dicendo una società che si dichiara ad alto sviluppo sociale e culturale, dovrebbe lottare per riuscire a distruggere queste dicotomie che dividono il mondo in “giusto” e “sbagliato” osservando solo un punto di vista che non rispetta la libera espressione di se stessi.

Ma giusto e sbagliato da parte di chi? Qual è la regola che dimostra che Quel e solo Quel punto di vista è giusto e l’altro è sbagliato.
Se c’è una cosa che mi ha insegnato il mio lavoro è che ci sono sempre almeno due punti di vista, dipende sempre come si affronta la situazione.

Spero con questo articolo di aver messo un po’ di ordine, e di aver dato coraggio alla libera espressione di sé stessi. Vi invito tutti a partecipare in modo attivo a questa sezione, l’obiettivo di questo sito è contribuire a dare informazioni chiare, fornire un appoggio per confrontarsi con i problemi quotidiani.

Io credo nel confronto attivo come base essenziale per la crescita personale. Quindi ringrazio tutti coloro i quali vorranno partecipare attivamente a questa sezione.

Come fare?
Puoi scrivermi a info@patriziamarzola.it
Tu rimarrai anonimo, pubblicherò solo ciò che vorrai rendere pubblico. I tuoi dati sono trattati nel rispetto della legge della privacy. Indicando anche la dicitura che ne autorizzi la pubblicazione
Non utilizzerò la tua mail per inviarti materiale pubblicitario o altre notifiche da te, espressamente non richieste.
Vi aspetto numerosi

Patrizia Marzola
Psicologa Fidenza

Come contattarmi

Puoi scrivermi a info@patriziamarzola.it  
Oppure, chiamare ai numeri Studio 0524 202361 Mobile 328 1971882
Ci conosciamo e capiamo insieme quale è la soluzione migliore per voi.
Dott.ssa Patrizia Marzola
Psicologa clinica – Pet Therapy
Il mio studio a Fidenza (Pr) in Vicolo Zuccheri, 11

Svolgo consulenza on line con Skype. Clicca qui

Gelosia patologica e amore

Ho lasciato la mia compagna perché era troppo gelosa

Un lettore scrive

“Gentile dott.ssa Marzola, dopo una breve ricerca sono entrato nel suo sito, ma purtroppo, ho fatto questo tipo di ricerca con molto ritardo. Avevo una relazione d’amore con una donna, e, pur vivendo a diversi chilometri di distanza, ho vissuto con lei una storia d’amore bellissima. Onestamente non sapevo esistesse una forma del genere [...]

Perché le scrivo? Perché se avessi capito di più, se avessi fatto le ricerche al momento giusto, forse sarei riuscito a salvare questa storia d’amore e la personalità di questa persona, ovviamente con il suo aiuto professionale.

Questo messaggio è solo un modo, per me, di “chiudere” un ciclo intenso, ricco di sentimento ma anche di situazioni “assurde” (per me, che non capivo e che non capisco ancora) che hanno poi dato fine a questa storia sentimentale.”

Gelosia patologica e amore

Riprendersi dalla gelosia patologica

Caro  Lettore 
La capisco, e mi dispiace moltissimo per la sua storia d’amore conclusa, a causa dei problemi nati dalla gelosia patologica da parte della sua ex-compagna. 

Purtroppo la gelosia patologica e la dipendenza affettiva sono, io li definisco, i nuovi mali di questa società, dove la paura della perdita è entrata anche nelle relazioni di coppia, una paura normale, quando è in equilibrio, ma quando si mescola ad una personalità insicura e dipendente,  magari anche con bassa autostima,  diventa un mix esplosivo incontrollabile per la persona che ne soffre. La gelosia patologica viene confusa con l'amore, ne diventa l'ingrediente principale. Sicuramente la sua ex compagna le diceva frasi del tipo: "Io non sono abbastanza importante per te, se non stai sempre con me vuol dire che non mi ami". 

Uscirne si può, ma deve essere la persona che ne “soffre” in prima persona a riconoscerla e quindi, decidere di lavorarci su per superarla. Nella mia pratica clinica vedo che le persone arrivano finalmente a chiedere aiuto quando stanno per perdere tutto oppure lo hanno già perso.

Ci vuole molto coraggio per ammettere di avere un problema, ma questa ammissione in realtà, è il primo grande importante passo che porterà al vero cambiamento.  

Gelosia patologica e amore: riconoscere la gelosia come sintomo di un rapporto di coppia sbilanciato 

Come per tutte le dipendenze, anche la gelosia patologica deve essere riconosciuta dal soggetto come un grave problema.

Da quanto scrive, credo che la sua ex compagna non l’abbia riconosciuta, o forse non abbia potuto, per timore di affrontare altro dolore, oppure perché non si sentiva abbastanza forte per farvi fronte. Quando mancano senso di sicurezza e autostima tutte le difficoltà diventano più grandi e pertanto più difficili da gestire. Forse la sua ex compagna soffrire di dipendenza affettiva.

Ciò che serve, alla persona che soffre di gelosia patologica in amore, è la consapevolezza che si può superare questo problema, agendo sull'autostima, capire i punti cardini della propria personalità e rinforzandoli, per riuscire a gestire il dolore che deriva dalla frustrazione, di poter perdere la persona amata.

Questa paura fa nascere una forte ansia, ansia che si attenua solo se si mettono in atto dei comportamenti di controllo, che danno l’illusione della certezza che la persona amata non tradisca e non abbandoni.

In sostanza la gelosia patologica amplifica le paure dell’abbandono e la paura di rimanere da soli, e queste paure non fanno che acuire i sintomi dell’ansia, fino a trasformarsi in vera sofferenza fisica difficile da tenere a bada.

Per uscirne è necessario prendere consapevolezza del proprio problema, chiedere aiuto e dedicarsi alla ricostruzione della propria indipendenza emotiva.

Proprio come dice l’antico detto “per star bene con gli altri devi star bene prima con te stesso”, questo significa rinforzare le proprie risorse personali, sono queste le vere forze che aiutano tutti noi ad affrontare i momenti meno belli e più difficile della nostra vita.

Patrizia Marzola
Psicologa - Fidenza

Come contattarmi

Puoi scrivermi a info@patriziamarzola.it  
Oppure, chiamare ai numeri Studio 0524 202361 Mobile 328 1971882
Ci conosciamo e capiamo insieme quale è la soluzione migliore per voi.
Dott.ssa Patrizia Marzola
Psicologa clinica – Pet Therapy
Il mio studio a Fidenza (Pr) in Vicolo Zuccheri, 11

Svolgo consulenza on line con Skype. Clicca qui

Paura dell’attacco di panico

Il coraggio delle scelte per cambiare vita

Salve, ho 21 anni, sin da piccolo ho avuto problemi legati alla mia emotività, che non sapendo esprimere in tenera età mi ha portato pure ad essere sotto cura di uno psichiatra.

Scrivo perché ho paura dell'attacco panico

Il ricordo di ciò mi turba, ma anche se diverso da questo so che chiunque nella sua infanzia ha passato momenti più o meno brutti quindi non voglio più pensare al passato e neanche al futuro, voglio focalizzare il mio interesse nel presente. Io soffro molto d'ansia e negli anni ne avrò accumulata talmente tanta che adesso soffro pure di attacchi di panico, ed ho sempre paura dell’attacco di panico, e difficilmente riesco ad avere la vita sociale che avevo prima.

Per un'uscita con gli amici è un grande sacrificio quando invece prima era un piacere, ed uscire in questo modo mi pesa mi sfinisce ed evita che nella stessa giornata io esca ancora, questo sempre perché ho paura dell’attacco di panico. Questa paura mi induce alla pigrizia, al non voler uscire o prendere iniziative, vorrei sapere come poter portare un po’ di serenità in tutto questo, grazie per l'attenzione distinti saluti.

 Anonimo con la paura dell’attacco di panico

Patrizia Marzola-psicologa Fidenza-Pet Therapy

La mia risposta a Paura dell'attacco di panico

 

Ho letto attentamente il tuo racconto e capisco che la paura dell’attacco di panico ti impedisca di avere la vita sociale che vorresti. Tu mi chiedi come puoi fare. Un passo alla volta devi costringerti ad uscire e a fare tutte le cose che facevi prima. Ma a piccole dosi.

Prova con questo esercizio: scrivi su un foglio le varie situazioni che ti creano ansia, e mettile in ordine dalla più ansiosa a quella meno ansiosa e poi parti dalla situazione che ti crea meno ansia in assoluto fino ad arrivare a quella situazione più ti fa paura dell’attacco di panico. 

Ad esempio. Supponiamo che il tuo obiettivo sia uscire di nuovo con vecchi amici con i quali non esci più da tanto.
 Descrivi passo, passo le cose che dovresti fare per raggiungere l’obiettivo.

  1. telefonare per riprendere il contatto
  2. telefonare altre volte per parlare
  3. telefonata per invitare gli amici in un posto vicino a casa tua, che conosci e nel quale ti senti tranquillo
  4. magari con una scusa, puoi farti venire a prendere sotto casa, in questo modo sai di non essere da solo
  5. e continua così fino a quando non avrai compilato la tua lista fino in fondo.

Poi fai un punto alla volta, passa al punto successivo solo quando non provi più ansia per il punto che stai affrontando.

Questo è solo un esempio. Tu prova a metterlo in atto, ma parti sempre dal primo passo, quello che per TE è più semplice che ti crea meno ansia per poi arrivare a quello successivo.  Tu non hai idea di quante persone si trovano nella tua stessa situazione, tu hai avuto il coraggio di chiedere aiuto, magari se altri leggessero la tua storia potrebbero avere il coraggio di scrivere la loro storia, e magari raccontarti come loro hanno fatto a ritrovare la loro serenità e di come hanno combattuto la paura dell’attacco di panico.

Patrizia Marzola
Psicologa clinica -  Pet Therapy 

Vuoi scrivere anche tu?

Per raccontare la tua storia, parlare di un tuo punto di vista o per condividere un'esperienza.

Puoi scrivermi a info@patriziamarzola.it   Tu rimarrai anonimo, pubblicherò solo ciò che vorrai rendere pubblico. I tuoi dati sono trattati nel rispetto della legge della privacy. Non utilizzerò la tua mail per inviarti materiale pubblicitario o altre notifiche da te, espressamente non richieste. 

Voglio cambiare vita

Il coraggio delle scelte per cambiare vita

Voglio cambiare vita. Sono una donna di trentacinque anni con tre bambini ed un matrimonio che vive di alti e bassi, ho una madre ipercritica che si crede perfetta e che non perde mai occasione di dire che io non lo sono, lavoravo come infermiera in un ospedale, ed ero davvero brava, ero soddisfatta del mio lavoro. Poi ho tradito mio marito lui lo ha scoperto e da allora mi ha chiesto non troppo gentilmente di lasciare il mio lavoro, se non l'avessi fatto mi avrebbe tolto i bimbi e così ho ceduto.

Dopo poco essermi licenziata ho cominciato a soffrire di attacchi di panico, specie se mi allontanavo troppo da casa e ora mi ritrovo a non andare oltre il paese dove vivo, non riesco neanche ad accompagnare un figlio in ospedale, mi sento davvero una schifezza, ma voglio cambiare vita, e tornare a vivere come prima.

Anonima Combattiva

Patrizia Marzola-psicologa Fidenza-Pet Therapy

La mia risposta a Voglio cambiare vita

Cara Anonima

il suo racconto esprime forza, coraggio e forte determinazione. E sono proprio questi gli ingredienti che servono per cambiare vita. L'ansia è insorta da scelte che lei non ha condiviso, si capisce perfettamente il grado di pressione che lei deve aver subito da suo marito.

La vostra vita di coppia ha subito uno scossone, ma la cosa importante è che avete scelto di stare insieme, di superare quel momento difficile. Certo in quel moment di rabbia suo marito le ha chiesto di lasciare il lavoro, doveva anche lui allontanare quel ricordo.

Bene. Credo che sia proprio questo il punto su cui lei può lavorare: ritrovare la fiducia in sé stessa, la forza nelle sue capacità, in questo percorso personale la sua Autostima può esserle di grande aiuto, perché è una fonte preziosa da cui trarre energia essenziale per affrontare le crisi di ansia.

 Come ripeto sempre servono: impegno e motivazione, grazie a loro lei può ricominciare a vivere e ritrovare il suo benessere personale. Qui può scoprire il corso di Autostima e Motivazione il cui obiettivo risponde alle sue necessità.

 Faccio il tifo per Lei.

Patrizia Marzola
Psicologa clinica -  Pet Therapy 

Vuoi scrivere anche tu?

Per raccontare la tua storia, parlare di un tuo punto di vista o per condividere un'esperienza.

Puoi scrivermi a info@patriziamarzola.it   Tu rimarrai anonimo, pubblicherò solo ciò che vorrai rendere pubblico. I tuoi dati sono trattati nel rispetto della legge della privacy. Non utilizzerò la tua mail per inviarti materiale pubblicitario o altre notifiche da te, espressamente non richieste. 

Vincere la solitudine

Ciao! Racconto la mia storia

Sono capitata per caso su questo sito e devo dire che mi ha interessato molto, anzi, ho pensato proprio di voler raccontare il mio stato d' animo, così, senza pensarci su due volte.  Bene, vi racconto come mi sento: sola. E non so come vincere la solitudine.  Semplicemente sola anche se vicino a me ho una persona stupenda, ci vediamo tutte le sere ceniamo e dormiamo insieme. Siamo completamente diversi caratterialmente ed ancora non ho capito se è proprio questo che ci accomuna oppure no, ma nonostante tutto io mi sento sola.

Quando non siamo insieme mi sento sola, come se dipendesse da lui la mia vita! Sotto certi aspetti tutto questo può' essere anche bello, sotto altri aspetti forse meno, ma il punto rimane che mi sento sola!  Rispondetemi per favore! Aiutatemi a vincere la solitudine. Un abbraccio.

Solitudine Disperata

Risposta: Vincere la solitudine

 Cara amica anonima so come ti senti l’ho provato anche io. All’inizio pensavo che era bello vivere in funzione del mio lui, ma poi poco a poco mi sono resa conto che questa mia dipendenza affettiva (ho scoperto che si chiama così, il dipendere in modo così assoluto da qualcuno) mi isolava dal mondo, perché facevo tutto in suo funzione, avevo iniziato con il trascurare  amici, abbandonare i mie interessi e i miei piccoli svaghi, e un giorno mi sono ritrovata sola.

Lui aveva i suoi spazi, il suo sport, i suoi amici, e io avevo solo lui. Ma mi sono resa conto che tutto è partito da me, lui non ha mai fatto niente per costringermi a  questo isolamento, così spronata da lui, e dalla forza del nostro amore, ho ripreso piano piano la vita sociale, ed ora pensando a  quel periodo sorrido, sorrido perché ora sono contenta di me, mi sento più forte e più sicura di me stessa.

In verità è stata la dott.ssa Patrizia a parlarne con lui, così ho preso il coraggio e gli ho rivelato i miei stati d’animo, la cosa buffa è che lui non pensava che io stessi male, lui era convinto che io fossi felice così, chiusa nel mio guscio, l’aver parlato con lui mi ha aperto un mondo nuovo, e da quel momento anche il nostro rapporto è cambiato, è più vero, più diretto, sono proprio felice di aver fatto questo passo.

 Dai cara amica buttati anche tu alla riscoperta di te stessa, in bocca al lupo

Innamorata 77

Patrizia Marzola-psicologa Fidenza-Pet Therapy

Vincere la solitudne

Care lettrici si, stiamo parlando di dipendenza affettiva. 
Quello strano stato che ci fa sentire completamente annullati se siamo lontani dalla persona amata, o dai nostri famigliari, insomma da quella persona che abbiamo scelto come nostro assoluto pilastro e sostenitore. Che, senza la quale ci sentiamo persi, impotenti davanti alle azioni quotidiane, anche a quelle più semplici. 

Per capire cosa sia veramente la dipendenza affettiva vi invito a leggere questo articolo. La dipendenza affettiva è dovuta a bassa autostima, alla poca considerazione che si ha di se stessi. Quindi lavorando per rinforzare l'autostima si può imparare a non essere più dipendenti da qualcuno in modo così assolutistico e mal sano. Vieni a leggere la presentazione del corso di Autostima e Motivazione. 

Patrizia Marzola
Psicologa clinica -  Pet Therapy 

Vuoi scrivere anche tu?

Per raccontare la tua storia, parlare di un tuo punto di vista o per condividere un'esperienza.

Puoi scrivermi a info@patriziamarzola.it   Tu rimarrai anonimo, pubblicherò solo ciò che vorrai rendere pubblico. I tuoi dati sono trattati nel rispetto della legge della privacy. Non utilizzerò la tua mail per inviarti materiale pubblicitario o altre notifiche da te, espressamente non richieste. 

Affrontare ansia sociale

Come ho scoperto la mia ansia sociale

Condivido la mia storia con voi perché voglio vincere ansia sociale

Ciao a tutti, mi chiamo Manuel è ho 21 anni. Purtroppo credo che l'ansia in me ci sia da molto, credo che sia una cosa che mi porto dietro dalla nascita. Non avendo una situazione familiare molto bella, è nata in me un’ insicurezza di base. Sono entrato in comunità che avevo 12 anni, e come se non bastasse, ne ho cambiate diverse nel corso del tempo, sentendomi sballottato.

Magari vivevo in un posto durante la settimana e legavo con delle persone, ma poi, quando mi chiedevano di uscire il fine settimana, io dovevo andare dai miei che abitavano da un’altra parte, e cosi non uscivo. Insomma non riuscivo a vincere ansia sociale. Senza farlo apposta a 14 anni mi sono innamorato, la mia storia è durata 5 anni, il problema è che, quel poco di persone che avevo, le ho dimenticate tutte involontariamente, e mi sono concentrato solo su di lei usandola per tutte le mancanze che avevo. Mi sono trovato da solo, e da solo a fare i conti con la mia ansia. Ora voglio vincere l'ansia sociale. 

Io andavo a scuola in un posto, ma ero in comunità da un’altra parte, e non avevo amici, il problema era che la mia fidanzata abitava a 60 km di distanza e l'avevo conosciuta in vacanza in un agriturismo. Così finita la storia, mi sono trovato nuovamente solo. Ho avuto una forte depressione, e scarsa voglia di stare al mondo.

Come è nata la mia ansia sociale. 
Ma veniamo al dunque, ho sempre cercato un punto di riferimento, da solo io non riesco a fare niente, o meglio ho un gran voglia di fare, ma tutte le volte che provo a sconfiggere l'ansia sociale, vince sempre lei, mi blocco è allucinante! VOGLIO VINCERE ANSIA SOCIALE.
Il mio problema è che io non riesco a propormi con le persone, e a voi sembrerà strano, ma se non riesci a dialogare , non puoi fare niente è bruttissimo.

 Ci sono un sacco di cose che adoro fare, ma non riesco a fare, (fare colazione al bar, comprarmi vestiti, in quei negozi che appena entri ti mettono il fiato sul collo! Comprare elettrodomestici, andare al ristorante, comprare un’automobile ecc..), banali si certo, per qualcuno banali, ma a me fanno vivere la vita in un continuo stato di ansia, e più non riesci più mi deprimo. Ho cercato di capire, di dare il nome al mio problema ed ho scoperto, leggendo questo sito, che soffro di ansia sociale.

 Spero di aiutare qualcuno che come me, si sente OPPRESSO E INCOMPRESO perché soffre di ansia sociale e vuole vincere ansia sociale.

Patrizia Marzola-psicologa Fidenza-Pet Therapy

Vincere l'ansia sociale

Ciao Manuel grazie per aver raccontato con coraggio la tua importante storia. Sono convinta che le tue parole potranno incoraggiare tante persone a ritrovare la forza di farsi aiutare, e di non perdere la speranza. Hai ragione tu ci vuole coraggio per chiedere aiuto e la forza di allenare sé stessi. 
Ma veniamo a te. L’ansia sociale è quella particolare forma di ansia che ti impedisce di sentirti sereno quando sei in mezzo alle persone. Per superarla si devono apprendere le abilità sociali. Per capire bene cosa sono e come si apprendono, leggi questo articolo, che ho appena scritto, sono convinta che ti aiuterà a capire. Vedrai che con il giusto supporto psicologico, in men che non si dica troverai finalmente la tua meritata serenità. Bravo e complimenti

Patrizia Marzola
Psicologa clinica -  Pet Therapy 

Vuoi scrivere anche tu?

Per raccontare la tua storia, parlare di un tuo punto di vista o per condividere un'esperienza.

Puoi scrivermi a info@patriziamarzola.it   Tu rimarrai anonimo, pubblicherò solo ciò che vorrai rendere pubblico. I tuoi dati sono trattati nel rispetto della legge della privacy. Non utilizzerò la tua mail per inviarti materiale pubblicitario o altre notifiche da te, espressamente non richieste. 

Soffro di attacco di panico

Buongiorno. Ho deciso di scrivere anche io la mia storia perché è da un anno e 3 mesi circa che soffro di attacchi di panico. Sono un ragazzo di 20 anni. Non so di preciso quale sia stata la causa, per questo motivo vi spiegherò tutto nei minimi dettagli.

Nel mese di marzo ho perso un amico, il mio miglior amico, a causa di un incidente sul lavoro. È stata una fatalità, ed il fatto che sia successa all'improvviso per me è stato un colpo durissimo.  A parte questo, ero fidanzato ad una ragazza che dopo pochi mesi dal fidanzamento, mi sono accorto che fosse molto ansiosa e possessiva nei miei confronti e questo mi soffocava.

Ho avuto il primo attacco di panico a giugno, ero solo a casa, è stata una serata terribile. Per fortuna ho trovato un mio amico che mi ha rassicurato e mi sono un po’ tranquillizzato.

Passavano però i giorni e continuavo a sentirmi sempre male (dolori al petto, nodo alla gola, tachicardia, stomaco chiuso, caldo), papà mi ha assicurato che fosse un po’ di stress perché lui c'è già passato e ne è uscito, ma io non ci credevo.

 Sta di fatto che una sera sono andato al pronto soccorso e mi hanno fatto l’elettrocardiogramma, ovviamente era tutto a posto e la dottoressa mi ha detto che soffro di attacco di panico. Mi sono sentito bene per qualche giorno, poi sono tornati tutti i vecchi sintomi, e ho cominciato nuovamente a preoccuparmi.

Nel frattempo mi allontanavo di più dalla mia ragazza che invece di comprendermi, mi assillava sempre più e questo mi faceva stare doppiamente peggio. Fatto sta che ho sopportato la situazione per qualche altro mese e poi l’ho lasciata perché era diventata una cosa soffocante; all’inizio ha continuato ad assillarmi per tornare insieme, ma io ho resistito e poi dopo un paio di mesi ha finalmente mollato.

 A quel punto, per tranquillizzarmi definitivamente e togliere via ogni dubbio, ho fatto una visita accurata al cuore (ecg, eco, ecc…) e quel giorno mi sono parecchio tranquillizzato. Da allora ho fatto due mesi (fino a giugno di quest’anno) in cui sono stato, non benissimo, ma tutto sommato abbastanza bene, anche se dentro di me sentivo di aver bisogno di un salto di qualità, ma non capivo come farlo.

Non ero completamente guarito, infatti, con l’arrivo dell’estate ho cominciato a sentirmi un po’ peggio. Credo sia stata colpa del caos, od anche di vedere i miei coetanei stare bene mentre io soffrivo senza motivo.  Mi trascino questa situazione fino ad oggi, in cui mi sento ancora ansioso e so di soffrire di attacco di panico. Ora io sono sicuro di aver superato i traumi passati lo scorso anno (l’amico morto e la ragazza ossessiva), ma non riesco a capire perché continui a sentirmi così.

Soffro di attacco di panico e non ne posso più.
In fondo non mi sento infelice per la mia vita, sono un ragazzo molto umile, è solo che questo maledetto problema me la sta condizionando. Sarà forse per il fatto che ho paura dell’ansia o di un nuovo attacco di panico? Io credo sia così perché spesso andare in luoghi affollati (pizzerie, bar, pub, centri commerciali) con amici mi crea molto disagio.  

Dottoressa, come si fa a superare sta maledetta ansia? E smettere di soffrire di attacco di panico? Ne sto provando 100000 ma non me ne riesce una, forse sarà perché non ho costanza? Ma se io mi concentrassi a stare almeno una settimana rilassato, riuscirei ad eliminarla definitivamente?

Papà mi ha raccontato la sua storia, mi ha detto che un giorno il medico gli disse chiaramente di non pensare a nessun sintomo per una settimana che tutto sarebbe passato. E poi con lui ha funzionato, perché adesso sta benissimo.

 E’ possibile una cosa del genere secondo lei? A me ovviamente viene difficile crederci perché ho fallito in tanti tentativi, ma sta di fatto che non mi arrenderò mai in questa lotta. Sono contento di aver trovato un blog come il suo perché dalla lettura di altre storie ho capito un po’ meglio il meccanismo dell’ansia, e per questo la ringrazio. Buon lavoro.

 PS: un abbraccio a tutte le persone che come me soffrono di attacchi di panico e d’ansia: non mollate mai!!!!

 Anonimo 88

Patrizia Marzola-psicologa Fidenza-Pet Therapy

Soffro di attacchi di panico

 

Carissimo Anonimo 88,sono contenta che la lettura delle altre storie ti abbia dato conforto, questo blog l’ho creato proprio per questo obiettivo.
Ti invito ad andare nella sezione dedicata all'ansia li puoi trovare le spiegazioni di cui hai bisogno anche per l’attacco di panico. Ti faccio un sincero in bocca al lupo, l’ansia, come dico sempre io, è un animaletto con il quale si può imparare ad andare d’accordo, perché vincere l’ansia, NON significa non provare più ansia, ma vuol dire imparare a gestirla utilizzando: atteggiamento mentale, tecniche di rilassamento, e nuove convinzioni efficaci.  Perché l’ansia fa parte del nostro corredo “bio-fisio-psico-logico!” ci permette di affrontare con successo le diverse situazioni della nostra vita.

Patrizia Marzola
Psicologa clinica -  Pet Therapy 

Vuoi scrivere anche tu?

Per raccontare la tua storia, parlare di un tuo punto di vista o per condividere un'esperienza.

Puoi scrivermi a info@patriziamarzola.it   Tu rimarrai anonimo, pubblicherò solo ciò che vorrai rendere pubblico. I tuoi dati sono trattati nel rispetto della legge della privacy. Non utilizzerò la tua mail per inviarti materiale pubblicitario o altre notifiche da te, espressamente non richieste. 

Vincere ansia. La forza di affrontare il dolore

La speranza è nel nostro cuore

Mi collego alla storia di Sasha. Soffrire di ansia

Anche io soffro di stati di ansia, presumibilmente iniziati proprio un anno fa, con la morte improvvisa del marito di mia sorella, colpito, la notte del 31 dicembre da ischemia cerebrale, e deceduto due giorni dopo, a soli 47 anni.  Un evento che ha sconvolto tutta la mia famiglia, ma che io ho iniziato ad affrontare in tutta la sua tragicità solo 6 mesi dopo.

Infatti subito dopo l'evento, mi sono tuffata nel lavoro e ho ripreso la vita quotidiana, curando innanzitutto la mia bambina di 2 anni che all'epoca, per qualche giorno, avevo giustamente dovuto trascurare e che mi sembrava aver intuito qualche stravolgimento nella nostra vita.

Non appena ho iniziato le ferie, d'estate, ho cominciato a sentire i sintomi che mi hanno fatto capire di Soffrire di ansia:  palpitazioni, tachicardia, sudorazione, soprattutto di notte. Ho cominciato ad essere sommersa da pensieri negativi, di morte imminente, di tragedie che potevano avvenire da un momento all'altro nella vita mia e della mia famiglia. Da un primo colloquio con il medico curante, escludendo cause organiche o patologie, abbiamo convenuto nella causa psichica del disturbo, e dopo qualche tempo ho cominciato ad avere meno episodi di ansia notturna, e a riuscire da dominarli.

 Ma dopo qualche mese, probabilmente con l'approssimarsi delle festività natalizie e quindi con il rinnovarsi di un dolore ancora forte, ho ripreso a soffrire di ansia: palpitazioni e tachicardia, e ho iniziato a temere di avere problemi cardiaci, di soffrire di chissà quale patologia grave.

 Un secondo colloquio con il medico curante ha ancora una volta scacciato l'ipotesi di problemi cardiaci, e rinnovato la consapevolezza dell'esistenza di soffrire di ansia e di umore depresso, che lentamente sto cercando di affrontare (anche scrivendo adesso sento che mi può aiutare). Il medico mi ha anche consigliato l'uso per breve periodo di un farmaco stabilizzante l'umore.

 Ma nel momento in cui sono uscita dallo studio medico, non ho più avvertito le palpitazioni, forse perché mi sono convinta di non essere malata ma di avere solo bisogno di superare un lutto che è arrivato troppo improvviso e quindi non ancora completamente metabolizzato.

 Spero di continuare su questa strada, e di non cadere ancora nel vortice della paura e del panico, ma anche se momenti di ansia dovessero tornare sono consapevole di doverli affrontare stavolta senza paura, ma ascoltando quello che il mio corpo, con queste reazioni fisiche, sta cercando di esprimere, ed aiutarlo ad esprimerlo, senza reprimere il dolore.

Anonima 

Patrizia Marzola-psicologa Fidenza-Pet Therapy

 Gentile Anonima

 

 Cara lettrice coraggiosa complimenti. Bravissima. È questa il giusto ed efficace atteggiamento mentale. Grazie infinite per il tuo prezioso contributo.

Patrizia Marzola
Psicologa clinica -  Pet Therapy 

Vuoi scrivere anche tu?

Per raccontare la tua storia, parlare di un tuo punto di vista o per condividere un'esperienza.

Puoi scrivermi a info@patriziamarzola.it   Tu rimarrai anonimo, pubblicherò solo ciò che vorrai rendere pubblico. I tuoi dati sono trattati nel rispetto della legge della privacy. Non utilizzerò la tua mail per inviarti materiale pubblicitario o altre notifiche da te, espressamente non richieste. 

Vincere la paura di guidare

Attacco di panico e paura di guidare

Vincere la paura di guidare

Vincere la paura di guidare. Vi racconto come è iniziata questa paura e come ho fatto a sconfiggerla. E ne sono molto orgogliosa.

Leggendo le altre lettere ho deciso di scrivere anche io la mia esperienza. 18 anni fa mi sono separata da un marito bambino che mi ha sposato diceva per amore ma invece si è poi rivelato che l'ha fatto solo per dare il "cognome" alla figlia che stavo aspettando.

Il matrimonio è durato 6 mesi, e quando mia figlia aveva solo 4 mesi, io con lei me ne sono tornata a casa dei miei genitori. Perché lui non si voleva proprio staccare dai suoi. Tutte le sere usciva dal lavoro e andava a cenare da loro (mentre io lo aspettavo a casa con la minestra nel piatto) andava sempre da loro a mia insaputa, mi nascondeva le cose, lo stipendio lo portava a casa dei suoi (perché avevano paura che rubassi loro i soldi), non comprava mai il latte per la bambina.

Insomma un’infinità di altre cose inconcepibili, che alla fine, erano paranoie sue e dei suoi genitori, e io alla fine per esasperazione ho deciso di andarmene. All' inizio lui è stato 6 mesi senza venire a far visita alla bambina semplicemente perché non gli interessava (nessuno glielo ha mai impedito).

Dopo circa un anno, conosco casualmente, andando al lavoro, un uomo molto affascinante, ma dal quale non ero molto attratta. Lui comincia a corteggiarmi e dopo diverso tempo decido di accettare un invito a bere qualcosa. Insomma col tempo me ne sono innamorata perdutamente e anche lui di me. Dopo quasi un anno andiamo a convivere con anche la mia bambina che aveva circa 2 anni.

Da lì è cominciato il mio calvario. Il mio ex ( nel frattempo abbiamo fatto la separazione) si è svegliato, e quando ha visto che io ero felice ha cominciato a reclamare il diritto di padre (fino ad ora non aveva mai voluto svolgere) ha cominciato a mandarmi lettere dal tribunale, reclamando l’affidamento della bambina perché non la curavo (la teneva mia madre perché io andavo al lavoro) che ero una poco di buono ect...

Ha messo in mezzo assistenti sociali, me ne ha fatte di tutti i colori solo perché io ero finalmente felice con un uomo che mi amava veramente. Un giorno mentre esco dal lavoro, passo a prendere la bambina da mia madre per tornare a casa, mi accade una cosa pazzesca:

mi sento soffocare all’improvviso, mi manca l’aria, e il primo pensiero è stata mia figlia, perché non capivo cosa mi stava succedendo, mi sentivo una strana sensazione tra lo svenimento e l’infarto, non so spiegare neanche io cosa mi è successo, mi blocco con la macchina e torno subito a casa dai miei. Appena arrivata dai miei mi chiedono cosa era successo e io scoppio in lacrime perché non lo capivo nemmeno io.

Chiamo mio marito (attuale) e gli chiedo di venirmi a prendere, lui arriva e torniamo a casa. Da quel momento non ho più guidato per molti anni. Questo terribile attacco di panico ha scatenato in me tante di quelle paure, che col tempo sono diventate invalidanti (non uscivo più da sola, non volevo più stare in casa da sola con la bambina perché non mi sentivo tranquilla, non andavo più in spazi chiusi perché mi sentivo mancare l’aria...) ho vissuto cosi per più di dieci anni.

Circa un anno fa, mi sono rivolta a una psicologa (a cui sarò sempre grata) e questa mi ha aiutato tantissimo a capire che l’evitamento delle situazioni (come io ho fatto per più di 10 anni), non è altro che un continuo alimentare la paura, e quindi, ulteriori evitamenti, fino ad arrivare a limitare al minimo gli spazi dove vivere. Non uscivo praticamente più di casa, se non per portare a scuola i bambini ,che comunque anche quello avveniva con non pochi problemi.

La prima cosa che la mia dottoressa ha fatto, è stata quella di rimettermi alla guida, e devo dire che non l’avrei mai detto che un giorno sarei riuscita a tornare in macchina, ma adesso sembrerà un paradosso uso la macchina tutti i giorni e quando mi sento un po’ giù la uso proprio come ansiolitico mollo tutto e vado in macchina!

La dottoressa non ha fatto altro che, tirare fuori quella forza interiore che era in me, e che io avevo soffocato per troppi anni, con le paure tanto da non rendermi neanche conto di averla.

Queste persone meravigliose che io chiamo angeli di DIO, sono lì apposta per noi per aiutarci a saltare fuori da situazioni senza via di uscita, che noi stessi con la nostra sofferenza e le nostre terribili paure causiamo. Sono stata un po’ lunga ma avevo bisogno di parlare di queste cose.

Spero sia d’aiuto a chi soffre, perché capisca veramente quanto dalle situazioni più dolorose, e a nostro avviso impossibili, si possa veramente uscire a testa alta.

Un augurio di cuore per tutti quelli che soffrono e sono imprigionati dalle paure.

 Piccola

 Gentile Anonima

Carissima Piccola, c'è poco da aggiungere, la tua storia è meravigliosamente coraggiosa. Le tue parole sono splendide, e sono assolutamente convinta che il racconto della tua preziosa storia è di aiuto a tutte quelle persone che si sentono come ti sei sentita tu. Vincere la paura di guidare è importante. E, questa paura è più frequente di quanto si possa pensare. Si, è invalidante perché si dirama ad altre situazioni di vita sociale, come ad esempio andare a fare la spesa, o portare i bambini a scuola.

Per vincere la paura di guidare c'è una tecnica terapeutica volta ad incoraggiare l'uso dell'auto. A piccoli passi, perché è vero: piccoli passi, grandi ed immediati cambiamenti.

Patrizia Marzola
Psicologa clinica -  Pet Therapy 

Vuoi scrivere anche tu?

Per raccontare la tua storia, parlare di un tuo punto di vista o per condividere un'esperienza.

Puoi scrivermi a info@patriziamarzola.it   Tu rimarrai anonimo, pubblicherò solo ciò che vorrai rendere pubblico. I tuoi dati sono trattati nel rispetto della legge della privacy. Non utilizzerò la tua mail per inviarti materiale pubblicitario o altre notifiche da te, espressamente non richieste.

Uscire dall’ansia con la forza dell’amore

La speranza è nel nostro cuore

Salve Dottoressa, l'ho ascoltata l'altro giorno alla radio e dato che oggi mi sento un po’ giù ho deciso di scriverle. Sono una ragazza di 22 anni e ho una vita pazza e gioiosa. Lavoro per mio zio, ho interrotto l'università anche se, chissà forse, un giorno riprenderò.

Nella mia vita sono già stata da una psicologa, per un disturbo ossessivo- compulsivo, ma ora sto bene , avevo e ho ancora paura di crescere e diventare grande.

 Ma quest'estate mi sono innamorata e ho conosciuto una parte di me inaspettata: una persona forte, caparbia e determinata, la donna che voglio essere e diventare.

 Questo regalo me l'ha fatto "lui" che mi ha donato la sua sicurezza e superbia diventando per me un punto di riferimento importante, in pochi mesi mi ha fatto da padre, zio, migliore amico e amante.

 Ora è partito ma tornerà, mi manca già terribilmente. E’ un amore speciale segreto, fuori da ogni confine, che va al di là di pregiudizi e stereotipi. Non so se definirlo amore, la vita è pazza e scatenata piena di emozioni e colori ma siamo il bianco e il nero, l'inizio di un libro e la fine di un film, siamo noi che nonostante tutto, ci guardiamo, ci desideriamo e facciamo sesso e amore in modo passionale.

 Voglio essere forte anche se la strada è lunga, sono contenta di aver vissuto questa esperienza. Penso sempre che dalla schifezza possono nascere fiori. Ho scritto per testimoniare la forza della speranza .

Anonima Innamorata

Patrizia Marzola-psicologa Fidenza-Pet Therapy

 Gentile Anonima

 

Carissima Innamorata come citano tanti artisti la forza dell’amore smuove le montagne, sono pienamente d’accordo. Ci aiuta a vedere il positivo, la luce anche quando tutto intorno ci dice il contrario.

Ma la speranza e il coraggio di vincere ansia può nascere da tanti fattori, non è che i single possano contare su una marcia in meno, ognuno di noi può sfruttare tutto ciò che ci circonda: famiglia, amici o animali non importa chi o come perché il meccanismo nasce e si rinforza sempre in noi stessi.

Patrizia Marzola
Psicologa clinica -  Pet Therapy 

Vuoi scrivere anche tu?

Per raccontare la tua storia, parlare di un tuo punto di vista o per condividere un'esperienza.

Puoi scrivermi a info@patriziamarzola.it   Tu rimarrai anonimo, pubblicherò solo ciò che vorrai rendere pubblico. I tuoi dati sono trattati nel rispetto della legge della privacy. Non utilizzerò la tua mail per inviarti materiale pubblicitario o altre notifiche da te, espressamente non richieste.