Categoria: Vita di coppia

Calo del desiderio sessuale

Domande e risposte per aiutare la coppia a superare i problemi di sesso

Disturbo da desiderio sessuale Ipoattivo

Il partner non prende l’iniziativa sessuale ma è recettivo, quindi se stimolato adeguatamente accetta l’offerta sessuale. Il basso desiderio può dipendere dalla coesistenza di un’altra patologia che lo induce.

Ad esempio

Un uomo con disturbi dell’erezione piuttosto che etichettarsi come “impotente” potrebbe inconsciamente preferire l’idea di non avere desiderio.

Un caso differente è quello in cui l’assenza del desiderio è il disturbo primario e può manifestarsi, ad esempio, con la difficoltà di raggiungere l’orgasmo.

La mancanza di libido può anche essere sintomo di depressione, sarà dunque prioritario il trattamento di quest’ultima. Raramente le cause possono avere natura medica.

Nella donna possono prospettarsi le seguenti situazioni:

- ablazione delle ovaie in seguito ad isterectomia e assenza di terapia ormonale adeguata
- eccesso di estrogeni, come conseguenza dell’assunzione della pillola (anche se quelle attuali ne contengono dosi inferiori).

Nell’uomo: 

- carenza di testosterone (raro).

Il calo del desiderio, infine, può dipendere anche dall’assunzione di farmaci o dall’abuso di droghe.

E’ fondamentale dunque operare un’attenta analisi per comprendere ed individuare la causa scatenante, quindi il disturbo primario ed applicare il trattamento più adeguato, il vostro medico saprà sicuramente indicarvi quello più adatto per voi.

Le cause del calo del desiderio sessuale

Il basso desiderio sessuale che si può sperimentare può dipendere sia da fattori individuali cioè legati a processi riguardanti anche uno solo dei due partner, oppure, cause relazionali che dipendono dal tipo di relazione costruita dalla coppia.

Fattori individuali

Quando si parla di comportamento sessuale bisogna considerare le convinzioni che ognuno di noi ha verso il sesso.
Un’educazione sessuale rigida, di origine religiosa, oppure, paura di rimanere incinta, o di perdere la stima del partner, o ancora, la paura di perdere il controllo di sé, di lasciarsi andare. Per alcune persone è estremamente importante mantenere il controllo emotivo in ogni situazione, così vivono male il rapporto sessuale.

Ci sono individui che non sono interessati agli aspetti ludici della sessualità e sono incapaci di esprimere in modo manifesto le emozioni.

Altre volte il calo del desiderio sessuale potrebbe essere legato alla preoccupazione dell’invecchiamento, l’individuo non si vede più piacente e pertanto, ritiene che, non può più essere oggetto di desiderio sessuale per il suo partner.

Altri fattori che determinano il calo del desiderio potrebbero essere legati allo stile di vita. La mancanza di tempo libero, il lavoro, la cura dei figli, attività che risucchiano il tempo fisico ed emotivo che non lasciano lo spazio ad attività che vengono considerate meno importanti, come ad esempio il sesso.

Parliamo ora delle cause relazionali

Molte coppie si chiedono come mai dopo qualche tempo il desiderio sessuale cala.
Questo può essere legato a moltissimi fattori: noia, risentimenti, incapacità da parte di un partner di suscitare eccitamento, o mancanza di fantasie sessuali che rendono routinario l’atto sessuale e molti altri fattori che possono interferire nel rapporto sessuale.

Mi arrivano continuamente domande che riguardano questo aspetto, ma le risposte le possono trovare solo i partner:
- C’è attrazione?
- C’è complicità?
- C’è sufficiente confidenza da chiedere al partner cosa ci piace di più?
- C’è un altro partner che potrebbe deteriore l’armonia della coppia?

Non esiste una formula chiara e semplice che possa spiegare in modo lineare l’eziologia di questo problema, in realtà la soluzione la possiamo trovare aprendo le porte ad un sincero ed aperto dialogo. E se da soli non riuscire potreste trovare un valido aiuto nella terapia di coppia 

Come contattarmi

Puoi scrivermi a info@patriziamarzola.it  
Oppure, chiamare ai numeri Studio 0524 202361 Mobile 328 1971882
Ci conosciamo e capiamo insieme quale è la soluzione migliore per voi.
Dott.ssa Patrizia Marzola
Psicologa clinica – Pet Therapy
Il mio studio a Fidenza (Pr) in Vicolo Zuccheri, 11

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Come vincere la paura di rimanere da soli in amore

Paura di rimanere soli in amore

Amore o Dipendenza Affettiva?

Come vincere la paura di rimanere da soli in amore?
Quale forza misteriosa obbliga uomini e donne a sottomessi ad un amore non ricambiato?

Nella mia pratica clinica incontro persone determinate, intelligenti, piene di vita,  ma, che in amore, si sentono talmente vittime di sé stesse, da sottomettersi ed accettare qualunque tipo di rapporto, pur di non rimanere soli.

Allora chiudono gli occhi di fronte ai tradimenti, alle mille bugie, ai comportamenti incoerenti e scorretti. Innalzano ad idolo questo partner bugiardo (uomo o donna, uso il maschile per semplicità di linguaggio). Parlo di idolo, perché anche di fronte ai fatti si chiudono occhi, si tappano le orecchie e la bocca dice cose che la mente sa non essere vere, ed il cuore ne riconosce la profonda tristezza e umiliazione. 

Ci si trasforma in dipendenti affettivi. La convinzione se senza l'altro non si può vivere.

MA L’ENERGIA PER RIBELLARSI MANCA.  
Così, vince con tutta la forza quel brutale detto “Meglio male accompagnati che soli”. 

MA PERCHÉ LA SOLITUDINE FA TANTA PAURA?

  • Forse paura di non riuscire a sostenersi moralmente, mentalmente ed economicamente?
  • È forse la paura di non sentirsi completi senza l’altra metà della mela?
  • Quando chiedo: " Di cosa hai paura? "

 Le risposte vanno dal: ho paura del buio, degli insetti, non posso gestirmi da sola/o, non devo essere single, devo farmi una famiglia, devo stare con lui/lei altrimenti la mia vita non vale nulla.

Poi si passa ai dinieghi: ma non è vero lui/lei non mi tratta male; ma è normale che sia sempre fuori è sempre al lavoro; è un suo diritto stare con gli amici; non è vero non mi trascura, è solo impegnato/a.

 Davvero? O sono bugie perché la verità farebbe troppo male?

 Prova ad ascoltarti e conta quanti DEVO, NON POSSO, NON SONO CAPACE, MI È IMPOSSIBILE dici a te stessa/o.

 Prova a chiederti se:

  •  “HO mai provato a considerare me stessa/o in modo diverso?”
  • “Ho mai provato a guardarmi con occhi esterni, per avere la prova che davvero io NON POSSO NON SONO CAPACE?”
  • Mi sento in diritto di essere amata/o per me stessa/o?
  • Mi sembra di sentire beneficio dalle aggressioni verbali e (anche) fisiche che ricevo da questo rapporto non sano?

 Fallo per gioco e conta quanti SI e NO hai dato.

 Se tu rispondi dando sempre poca importanza a te stessa/a, sottostimandoti e sovrastimando l’altro. Allora sei vittima di de stessa/o. 

COME USCIRNE?

CONSAPEVOLEZZA ⇒  IO HO IL DIRITTO DI ESSERE AMATA/O

CONSAPEVOLEZZA ⇒  IO HO IL DIRITTO DI SENTIRMI RISPETTATA/O PRIMA DI TUTTO DA ME STESSA/O

CONSAPEVOLEZZA ⇒  POSSO CAMBIARE LA MIA VITA

 COME FACCIO?

 Non è una passeggiata. No, certo che non è facile, anzi ti dirò è un compito bello impegnativo. Ma difficile NON vuol dire impossibile. Ma la volontà ti mette già sulla buona strada, chiedi aiuto per raggiungere la consapevolezza; Lavora sulla tua fiducia in te stessa/o; Agisci per combattere l’ansia. In questo viaggio non sei solo. E’ un cammino meraviglioso più corto di quanto tu possa pensare.

 Credo fermamente a questo: PICCOLI PASSI, GRANDI, ENORMI, INCREDIBILI E MERAVIGLIOSI CAMBIAMENTI

  • Provaci: cosa hai da perdere? Nulla
  • Provaci: puoi scoprire una nuova sensazione di benessere

 Ti parlo con il cuore, perchè ho visto moltissime meravigliose persone riprendere in mano la propria vita.

 Io sono Patrizia Marzola l'autrice di questo articolo e di questo sito, che curo con tanto amore perché è il risultato di 13 anni di lavoro

Patrizia Marzola
Psicologa - Fidenza

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Scegliere il partner: perché scelgo la persona sbagliata?

Riaccendere il desiderio nella coppia-Psicologa Fidenza-Patrizia Marzola

Il mio rapporto di coppia è sbagliato

Trovare il partner giusto una ricerca che accompagna molte persone. Perché a volte succede che si continua a mantenere un rapporto con quella persona anche quando ci rendiamo conto che ci fa del male? Che non è quello giusto per noi?

Andando oltre i luoghi comuni, c’è una cosa molto importante da dire: i bisogni delle persone sono molto diversi tra loro, e cambiano anche a seconda del periodo che ognuno sta vivendo.

Così può succedere che ci affezioniamo ad una persona perché in quel momento essa soddisfa un nostro specifico bisogno, e questo diventa un sollievo tale da farci perdere di vista la realtà. Questo porta ad innalzare su un piedistallo il/la partner che diventa per noi l’unico riferimento importante anche quando il suo comportamento nei nostri confronti non è dei migliori, ma ci fa stare male.

Quindi, potrebbe essere che quel partner, che tanto ci sembrava perfetto, si è trasformato in qualcosa di imperfetto per noi, ma in realtà, la persona che avevamo scelto, aveva già quelle determinate caratteristiche?

Si potrebbe essere. Quando viviamo un periodo negativo tendiamo ad affezionarci a qualcuno che crediamo soddisfi il nostro bisogno, quindi è come se avessimo un leggero velo rosa davanti agli occhi, che ci fa vedere solo ciò che volgiamo vedere, e ci nasconde ciò che non vogliamo vedere.  È meno doloroso nascondere a noi stessi delle scomode verità piuttosto che affrontarle.

 E come possiamo fare per togliere questo velo dagli occhi?

 È una domanda difficile a cui rispondere perché dipende dalla nostra volontà di affrontare la realtà, spesso è meno doloroso nasconderci dietro alle nostre illusioni, ai nostri veli. Sono le nostre paure che ci bloccano, paure che derivano dal confronto con la nostra specifiche realtà e le aspettative della società, i soliti stereotipi: marito, moglie, fidanzati, genitori. Che possono rendere ancora più crudele la nostra realtà.

I passi per stare bene con noi stessi

Consapevolezza. Chiedi a te stesso di cosa hai bisogno. E fai un importante esame di realtà: cosa ho, ora? Rispetto a ciò di cui ho bisogno, va bene ciò che ho? Se la risposta è no, prova a pensare a cosa ti servirebbe per stare bene. In modo oggettivo. Prova a fare una lista. Poi cerca di capire cosa puoi cambiare? Sei tu? Sono le persone intorno a te?
Ma ricorda non è detto che, chi ti è vicino possa volerlo questo cambiamento, anzi è più probabile che ti giri a te la questione, dicendoti “No, sei tu quello sbagliato, sei tu che devi cambiare”.
Pertanto ti dimostra che non c’è la sua volontà di mettersi nei tuoi panni.

In un rapporto di coppia non c’è a propri un torto e una ragione, ma ci deve essere o scambio di modi di essere diversi, e il confronto dei rispettivi punti di vista. In una parola deve esistere l’empatia: la capacità di mettersi nei pani dell’altro. E soprattutto, in un sano rapporto di coppia, non deve mai mancare la possibilità di sentire di poter esser sé stessi, senza temere il giudizio dell’altro. Se questo timore del giudizio dell’altro esiste, allora forse c’è qualcosa che non va nel rapporto. È ora di prendere in mano la situazione e agire.

Ricordati: per stare bene con gli altri devi stare bene con te stesso.

Patrizia Marzola
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Identikit del traditore?

E' possibile delineare l'identikit del traditore?

Tradire o non tradire? Tradimento contro Fedeltà

Il tradimento nella coppia

Si parla tanto di tradimento. Ci sono molti sondaggi che cercano di capire ed individuare questo fenomeno, che sembra sempre più manifesto. 

Il tradimento è uno dei tanti fenomeni che riflette i problemi di coppia. A volte ne è la causa dei problemi, altre volte ne è la conseguenza. Forse il motivo per cui se ne parla tanto è che grazie ad internet le informazioni girano di più, e più velocemente. I social network ad esempio, offrono una nuova realtà in cui tutto è condiviso. Nel passato il tradimento era più sommerso, forse perché non essendoci a diposizione strumenti di comunicazione “comune” era più difficile parlarne.

Perché si tradisce?
Non esiste una sola risposta a questa domanda. Ognuno ha dei propri bisogni, principi e valori. Nonché situazioni di vita personali che condizionano scelte e comportamenti. Certo è che, per chi vuole tradire sono aumentate le possibilità grazie ai social network, addirittura esiste anche un sito dedicato ai traditori. Per curiosità sono andata a vederlo, è un sito come tanti altri che facilita gli incontri.

E’ possibile tracciare un identikit del traditore?
I sondaggi fatti da diverse associazioni sostengono che sono più gli uomini delle donne. Ma io ritengo che non esista un identikit tipo. Proprio perché il comportamento dell’essere umano è variabile, è soggettivo e dipende, come ho detto prima, da diversi fattori, credo che fossilizzarsi su stereotipi non faccia bene a nessuno, anzi ritengo che possa essere addirittura controproducente.

Il danno degli stereotipi
Ecco alcuni stereotipi:

“Chi viaggia per lavoro ha più probabilità di tradire”
“La donna che esce sempre tradisce”
“L’uomo non è fedele”

E così via. Queste sono formulazioni banali e troppo semplificate. Chiediamo a noi stessi invece, con onestà:
“Sono soddisfatto del mio rapporto di coppia? “ ; “Ascolto il mio partner? Mi ascolta? C’è scambio di richieste e di soddisfazioni?”; “Sono contento/a con lei/lui? Mi sento felice? Come mi vedo da qui ad un anno?”

Invece di nasconderci dietro alle nostre scuse chiediamo a noi stessi se abbiamo voglia di impegnarci. È più facile far finta che le cose vanno bene, piuttosto che dover affrontare la necessità del cambiamento. Perché cambiare è possibile, ma ci vuole motivazione e un pizzico d’impegno.

È inutile coltivare una gelosia eccessiva, che portata all’estremo diventa patologica, che può portare a tragiche conseguenze (le cronache ne sono piene). La gelosia patologica porta il partner geloso a non vivere più perché mette in discussione qualunque gesto, parola e comportamento. Il partner vittima della gelosia patologica vive un inferno.

Vivere bene in coppia è possibile?
Ma certo che si. Non pensiamo che esista una ricetta della la coppia felice. Sono tante piccole ed infinite sfumature che rendono una coppia felice. Preparando questo articolo ho chiesto a mio marito cosa lo ha fatto innamorare di me, mi ha risposto che è innamorato del pensiero di noi due insieme. Quindi non una cosa ma tante tutte insieme e diverse. A volte le storie vanno bene altre volte male, ma fermarsi su punti di vista immobili non porta da nessuna parte.

Quindi spazziamo via vecchi e obsoleti stereotipi. Non nascondiamo noi stessi dietro alla banalità di una frase che, in realtà non permette di affrontare il vero problema della coppia.  

Come ad esempio: “Non esistono più valori; È facile tradire; Gli uomini e le donne in carriera tradiscono” , e via dicendo.

Vi racconto questo aneddoto.

Una persona un giorno mi ha chiamato e mi ha chiesto se dovesse confessare il tradimento alla moglie. L’unica cosa che ho potuto dirgli è "non lo so". Dipende da cosa lui vuole fare. Gli ho suggerito di pensare a lui e al suo rapporto con la moglie. Gli ho proposto di pensare ai suoi obiettivi, speranze, sogni, desideri, soddisfazioni. Poco tempo dopo mi ha chiamato, mi ha detto che ha usato la sua confessione come stimolo da cui ripartire per ricostruire il suo rapporto con la moglie. Era soddisfatto e contento, anche se lui e la sua moglie stanno passando un periodo difficile, ma entrambi sono fiduciosi. 

Vedo molte coppie che riescono a perdonarsi a vicenda, certo ci vuole tempo per ricostruire la fiducia, ma se c’è la volontà e il Sentimento, si può fare tutto. Così come è vero il contrario, se manca la volontà di stare insieme, anche solo da una parte, è inutile continuare a vivere un rapporto di coppia che non porta da nessuna parte.
Bisogna essere in due per fare una coppia, pertanto non basta la forza di volontà di UN solo membro per riuscire a ri-cucire o ri-costruire. Vivere nell'illusione fa male, è una forma di evitamento che fa soffrire in profondità, anche se lo si vuole nascondere a sé stessi. Non fa che diminuire il proprio senso di sicurezza, di soddisfazione personale e di autostima. Portando, inoltre nel tempo gravi conseguenze anche dal punto della salute, possono nascere disturbi dell’umore (depressione) o disturbi d’ansia.
Si diventa insofferenti, si rischia di trasformare la vita quotidiana in tante piccole battaglie che porteranno ad allontanare sempre di più i membri della coppia.

Patrizia Marzola
Psicologa - Fidenza

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Gelosia Patologica

Come vincere la gelosia patologica in amore. Patrizia Marzola psicolo ga Fidenza

Amore e Gelosia Patologica

Da cosa nasce la gelosia? perché si è gelosi?

Sintomi della gelosia Patologica: quali tipi di gelosia

La gelosia è un naturale sentimento che nasce dalla paura di perdere qualcosa o qualcuno che per noi ha molto valore. Questa gelosia ci porta ad essere ansiosi, diventiamo sospettosi, abbiamo paura insomma, di perdere "l'oggetto" delle nostre attenzioni affettive".

La gelosia è un sentimento che fa parte di noi, per alcuni è più vivo di altri. Non è da demonizzare. Anche nel corso della storia, ha rivestito, per l’essere umano,  una grande importanza, perché mira alla conservazione della specie e alla stabilità della coppia: parlando dal punto di vista evoluzionistico, nei maschi è  legata alla sicurezza della paternità e, quindi, alla certezza di provvedere a figli propri; nelle donne, invece, e' legata alla necessità di tenere legato un partner in grado di assicurare "cibo e protezione alla prole''. 

Si tratta dunque di un'emozione ''da non rifiutare e della quale non vergognarsi''. Quando però la gelosia oltrepassa i limiti, allora può essere il caso di preoccuparsi. Perché può portare a perdere seriamente il controllo delle proprie azioni. Ci possono essere anche gravi conseguenze pensali perché il "geloso" può trasformarsi anche in un vero e proprio stolker (vedi il fenomeno dello stolking).

Sintomi della gelosia Patologica. Quando oltrepassa questi limiti e si trasforma in patologia?

Gli studi hanno cercato di definire dei parametri soglia per definire il confine tra gelosia normale e patologica. È ritenuta "normale" se è un sentimento episodico e transitorio che non provoca sofferenza propria o altrui, mentre, se viene superato un limite soglia di sessanta minuti al giorno è considerata patologica.

Cioè, se in una giornata si pensa insistentemente e con sofferenza all'eventuale tradimento da parte del partner per più di un’ora, questo deve essere considerato come un campanello d’allarme: che avverte che c’è qualcosa che non va nella propria personalità, nella relazione affettiva.

Il consiglio in questi casi è quello di non soffrire in silenzio ma di rivolgersi ad uno specialista per indagare su di una condotta che potrebbe essere sintomo di un disturbo più grave, dalla depressione, al disturbo da panico, disturbo di ansia e a disturbi di personalità, fino alla paranoia. 

Sintomi della gelosia Patologica. Che succede alle persone che soffrono di gelosia patologica?

La gelosia patologica porta pensieri ossessivi di tormentata gelosia e a comportamenti ossessivi: continua ricerca del tradimento, segue il partner o lo fa seguire, lo controlla, ne controlla abiti o la corrispondenza. I comportamenti tipici sono legati a controllo del cellulare, del pc, fino ad arrivare al vero e proprio pedinamento.

Sintomi della gelosia Patologica. Sintomi associati

Ansia, depressione, emozioni intense negative,  comportamenti aggressivi od ossessivi. 

Gli studi mostrano che le persone molto gelose presentano delle anomalie a carico di un neurotrasmettitore, la serotonina (diminuzione) , che è collegato con la depressione e quindi deve essere curata.

Sintomi della gelosia Patologica. Quindi quale forme patologiche potrebbe assumere la gelosia?

Quando la gelosia assume forme eccessive può divenire la tematica principale di un disturbo delirante, e il delirio è dato dalla certezza di essere traditi dal proprio partner. Quando l’accusato nega, chi accusa diventa ancora più insistente ed aggressivo è alla ricerca di altri tradimenti da lui immaginati.

La gelosia patologica può assumere varie forme: pensieri ossessivi sull'esistenza di un rivale, le accuse rivolte al partner possono essere davvero strane. Ci sono veri e propri deliri che vedono il partner compiere adulterio anche quando il partner è oggettivamente al lavoro o in altri luoghi dove altre persone possono testimoniare.  La persona gelosia è qui che entra in un loop, un circolo senza fine che all'estremo, può portare a condotte volutamente aggressive fino a desiderare la morte del partner. 

Per semplificare, possiamo dire che ci sono 4 tipi di gelosia:

  1. La gelosia depressiva: non ci si sente all'altezza del partner;
  2. Ossessiva: si è costantemente attanagliati dal dubbio se si e' amati o meno;
  3. Ansiosa: si vive con l'incubo di essere lasciati;
  4. Gelosia paranoica: caratterizzata da una sospettosità costante ed eccessiva.

Sintomi della gelosia Patologica. Si può fare un identikit del geloso? Cioè che tipo di persona è il geloso?

Alla base si può ipotizzare ansia e bassa autostima, il timido patologico è una persona che si piace poco, e cerca di nascondere questa sua insicurezza con comportamenti molto forti, anche aggressivi, fino ad arrivare a gesti estremi.

Sono più gelosi i maschi o le femmine?

Nella gelosia normale, non patologica, viene definita  il “sale della coppia”, perché riporta l’attenzione sull'importanza della presenza e dell’esclusività dell’altro, dando quindi sapore alla relazione, l’intensità della gelosia provata è uguale per maschi e femmine, sembra che, ciò che cambino siano i comportamenti ad essa associata.

Gli uomini sembrano preferire comportamenti più attivi in caso di tradimenti della loro compagna: affrontano il problema anche affrontando il rivale.

Mentre le donne soffrono di più a livello emotivo, attraverso la disperazione o la depressione a volte anche malattie psicosomatiche.

Alcuni studi hanno accertato che la reazione più comune ad entrambi i sessi è quella di rimuginare in modo tormentato  sull’accaduto, e questo avviene con frequenza, durata e intensità equivalente nei due sessi.

Nella gelosia patologica, sembra che tra le donne, si registra il tasso più alto di gelosia depressiva e ossessiva, mentre tra i maschi a prevalere e' la forma più preoccupante della gelosia paranoica.

Sintomi della gelosia Patologica.Come aiutare il geloso patologico?

Prima di tutto non demonizzare la gelosia. In questo articolo voglio aiutare a capire cosa è e quali sono i sintomi della gelosia Patologica.
È molto utile parlarne, chiedere aiuto subito, e lavorare su se stessi, sul proprio senso di sicurezza personale, per diventare più forti con se stessi, così si aziona un cambiamento positivo, vale il detto “ star meglio con noi stessi per stare meglio con  gli altri”.

Un avvertenza importante:

in questi 13 anni di lavoro seguo e aiuto le vittime di violenza. vittime di partner gelosi. Così come seguo le coppie che vogliono liberarsi dai propri controlli ossessivi.

Pertanto il suggerimento che voglio dare è aiutare le vittime di questa gelosia: chiedete aiuto. Non aspettate che possa accadere l'atto estremo. In questa conferenza "Dire insieme basta al silenzio" abbiamo trattato il problema della violenza sulle donne e sull'importanza di costruire una rete di aiuto tra: sostegno psicologico e sostegno giudiziario. 

Patrizia Marzola
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Uscire dall’ansia e mal d’amore

La speranza è nel nostro cuore

Vincere ansia e il  mal d'amore è il tema di questo post.

Perché l’ansia arriva a bloccare anche i tentativi di approccio? La timidezza prende il sopravvento e noi ci ritiriamo proprio quando è il momento di farci avanti? 

Entrano in gioco diversi fattori che fanno parte di noi, della nostra personalità, e dalle esperienze passate. Timidezza rappresenta la parte di noi che non vuole esporsi, forse per paura di non piacere o per il timore di non avere nulla di interessante da dire, ma così facendo abbassiamo anche la considerazione che abbiamo di noi stessi. 

Quindi siamo proprio noi che, con le nostre parole, impediamo a noi stessi di lanciarci nelle situazioni?

Si, esattamente, proprio perché, le parole che diciamo a noi stessi ci condizionano, a tal punto da bloccarci. Se ci ripetiamo sempre “È inutile che vada a conoscere quella persona, non mi troverà mai interessante ”, oppure, “Perché devo andarci, tanto sono sicuro/a che non mi ascolterà”.

 Non facciamo altro che confermare la nostra convinzione, ovvero, è la nostra timidezza a costringerci a rimanere in disparte e, così facendo, vediamo la timidezza solo come una caratteristica negativa, vincolante, che ci abbatte ancora di più, cadiamo così in un circolo vizioso che ci trascina sempre più in basso, e ci scoraggiamo. Perché quando tutto va male, nei momenti più duri, è grazie alla forza della speranza che troviamo il coraggio di andare avanti.

Vincere ansia e mal d'amore: domande e risposte

 In amore l’ansia e la timidezza sono visti in modo negativi? Ad esempio se il mio compagno mi vede timida posso perderlo? Cioè in amore vince solo la spavalderia?

Assolutamente no. Ci sono molte persone che tentano di nascondere l’insicurezza personale con l’ironia. Persone molto timide, che cercano di nascondere questo loro aspetto facendo sempre scherzi e battute, mettono in atto un copione, il ruolo del giullare, ma anche questa modalità, prima o poi, viene riconosciuta e non sempre porta i risultati sperati, nel senso che, le persone possono stancarsi di questo atteggiamento eccessivamente scherzoso.

La paura di perdere il partner a cosa può essere dovuta?

La paura di perdere una persona amata fa parte della nostra natura di esseri umani, diventa eccessiva ed irrazionale quando cerchiamo di tenere tutto sotto controllo. Ad esempio impedire ad un figlio di uscire, oppure, tenere il compagno o la compagna sotto stretta sorveglianza per il timore di perderlo.

 Come possiamo abbattere questa paura? C’è un modo pratico?

Si, intanto cambiare il dialogo con noi stessi. basta incertezze ed insicurezze, ma pensiamo che il partner sta con noi perché ci ha scelto.

Le paure si possono sconfiggere se le si affrontano, parlarne è utilissimo perché aiuta a scaricare la tensione. A volte sono proprio le nostre emozioni, che sono così vive, da impedirci di vedere le cose con maggior lucidità, e quindi tutto ci sembra più buio e difficoltoso.

 Vincere ansia e mal d'amore: un suggerimento.

Scrivete su un foglio le vostre paure, poi mettetelo via, per riguardarlo qualche giorno dopo, questo vi permetterà di vedere la vostra paura come qualcosa di non così terribile, cercate di pensare a cosa avete fatto per far fronte a quella difficile situazione.

Vi scoprirete così anche voi più forti, perché vi siete dimostrati che avete saputo affrontare quel difficile momento, con le vostre sole forze.

Patrizia Marzola
Psicologa clinica – Pet Therapy

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Violenza psicologica in amore

Dire basta a un amore padrone

    Violenza psicologica: come riconoscerla e reagire

Violenza psicologica: combattere e non subire 

Recentemente, una lettrice mi ha scritto la sua storia in cui racconta la violenza psicologica da lei subita in amore.

La sua storia  racchiude tante storie di molte donne che sono costrette a subire la forte personalità del compagno. Non una personalità costruttiva, che fa crescere ma è distruttiva perché tende ad annullare quella della donna, della propria compagna.

Lui che agisce una violenza psicologica.

Ad esempio:”; “Mi fai schifo, come sei brutta”; “Mi vergogno di te, di portarti in giro”; “Ma non sai fare proprio niente, non vali nulla”; “Imbranata, oca”.

Se anche tu ti riconosci in questo modo di rivolgersi a te, allora sei vittima di violenza psicologica, riconosciuta anche dal DSM V, il manuale dei disturbi mentali.

Per ovvi motivi di privacy non posso raccontarvi ciò, che in via confidenziale questa giovane  donna mi ha scritto, posso però riportarvi la mia risposta, che consiste in una serie di domande che aiutano ad una riflessione consapevole ed oggettiva, quella necessaria al fine di prendere il coraggio di avviare un’azione propositiva verso sé stesse, non solo per il proprio benessere, ma anche quello della coppia.

Innanzi tutto è necessario andare alla radice del comportamento del compagno, e cercare di trovare delle strategie che possano portare ad un qualche cambiamento comportamentale.

Ad esempio, ecco qualche domande stimolo.

  • In particolare cosa succede tra voi? Quali sono le cose che ti feriscono? Ne avete parlato insieme?
  • Hai provato a manifestargli il tuo disagio e la tua tristezza? E cosa è successo? Come lui ha reagito?
  • Lui sa cosa stai passando in questo momento?
  • Tu, sei ferita dall'atteggiamento di tuo marito/tuo compagno nei tuoi confronti, quali strategie hai già utilizzato per comunicare con lui? Lui, come ha reagito?
  • Secondo te, qual è il punto di vista di lui? Come lui vede il vostro rapporto?

Riconoscere la Violenza Psicologica

C’è un dato di fatto che a volte fa male perché riporta la vivida realtà: il matrimonio, la vita a due, la vita di coppia insomma, porta con sé  diverse aspettative rispetto alla vita di coppia, sogni e desideri di ciascuno si fondono, ma se queste aspettative  non si realizzano, allora tutti i sogni si infrangono, così l’amarezza prende il posto di altri sentimenti.

Seguo diverse coppie che vengono insieme per capire cosa sta loro succedendo, è attraverso il dialogo aperto e sincero che la coppia riesce a prendere una decisione, e capire dunque come ri-costruire il rapporto di coppia, qualora sia questa la loro volontà.

Perché ci possa essere un reale cambiamento nella coppia, è necessario che ci sia la volontà comune di rimettersi in discussione e quindi impegnarsi nel cambiamento.

È indispensabile individuare questo aspetto per far sì che tuo marito/compagno possa vedere come lui ti fa sentire.

Succede anche che, lui sappia perfettamente come ti fa sentire, ma lo nega, lo minimizza, disconferma quanto tu gli dici, allora è proprio questo il momento di non cedere e prendere l’iniziativa, al fine di riportarlo al confronto diretto.

Cambiare la Violenza Psicologica

Confronto diretto non significa litigare o aggredire ma significa fargli ammettere i comportamenti che feriscono, e questa ammissione fa un gran bene alla coppia. A volte cambiare contesto in cui avvengono le discussioni è di grande aiuto nello stimolare il dialogo aperto, è questo che succede nel colloquio di coppia.

L’insoddisfazione rende la vita vuota, spenta, senza interessi, ma tu puoi fare qualcosa per smuovere questa situazione, prova a mettere a fuoco tutto ciò che vorresti da te stessa e dalla tua relazione questo ti aiuterà ad AGIRE.

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Dott.ssa Patrizia Marzola

Psicologa clinica – Pet Therapy- Fidenza

Come capire le donne

               Come capire le donne

Scrivo questo articolo perché nella mia attività professionale gli uomini mi dicono che non sanno come capire le donne in generale, e la loro campagna in particolare.

Bene parliamone insieme. Vi offro uno spunto di riflessione.

Come capire le donne?

Partiamo dalla comprensione: di cosa hanno bisogno le donne?  Di essere ascoltate, prese in considerazione, di essere capite ed aiutate. Le continue lotte quotidiane impoveriscono l’animo, che stanco grida aiuto attraverso le emozioni, che gli uomini fraintendono, e scambiano con attacchi di isteria.

Isteria? Ma quale isteria? Uomo o donna: ma tutti noi abbiamo un unico bisogno, cioè essere considerati importanti per chi ci sta vicino. Di sentirci ascoltati e capiti. Di potere essere liberi di esprimere se stessi, senza l timore di essere giudicati proprio dalla persona che ci sta più vicina, con la quale si condividono i momenti più intimi della vita. Ecco quale il segreto di come capire le donne.

Faccio un appello uomini e donne: ascoltate, parlate, apritevi. Scoprirete così un mondo fantastico, che non è celato da misteri, ma lo è per chi non parla, perché si chiude nell'ostinazione del silenzio. Basta con frasi da cliché: “Voglio stare tranquillo, non stressarmi con i tuoi problemi”; “Io non posso cambiare”; “Parlare non serve a niente”.  

No, facciamo ordine. Come capire le donne, ecco la chiave: la comunicazione.

Certo, lo stare insieme implica l’accettarsi. Ma aprire la mente a punti di vista diversi, che non siano solo unidirezionali, non significa cambiare, ma fare un atto di empatia.

Questa parola oscura, in realtà è alla base delle competenze sociali. Abilità sociali significa saper stare con gli altri.

Ho notato che le coppie non sanno litigare. Vivono il conflitto come un momento negativo dove o si vince o si perde, e spesso molti lo schivano perché ne hanno paura.

Come capire le donne.

Un suggerimento per quegli uomini che sanno mettersi in discussione: se ci fate caso, quando dite di non capire le donne avviene perché basate le vostre riflessioni solo su preconcetti, pregiudizi, vi fermate all'osservazione del comportamento di quell'istante, e non ne indagate le cause. C’è una legge che gli scienziati del comportamento umano hanno dimostrato: ad uno stimolo segue una risposta, il che significa, che ogni comportamento è il frutto di un fattore scatenante.

Io mi metto spesso nei vostri panni, e mi chiedo: “Non siete stanchi di vivere continuamente una quotidianità fatta di attacchi e rimproveri? È normale poi perdere la pazienza, perché stanchi, si ha bisogno di un rifugio tranquillo dentro il quale riposarsi, ma anche per le donne è così, anche le vostre compagne hanno gli stessi vostri bisogni, la relazione di coppia è basata su un reciproco dare e avere, un’altalena di concessioni che possono avvenire in modo naturale, perché volute, e non fatte solo perché vengono richieste.

Provate a vedere se vi ritrovate in alcuni esempi:

LEI: “ Urla, si arrabbia, ha sempre il cattivo umore “
LUI: “Si irrita, sbatte la porta, esce dalla stanza”
LEI:” Tenta di avere attenzione”
LUI:Si scoccia, e pensa che tanto dirà le solite cose, quindi per evitare la ramanzina scappa!

  • E via così, all’infinito.  Ma perché succede questo?
  • Vi chiedete perché lei si arrabbia, urla, è di cattivo umore, e via di seguito?
  • Vi siete messi nei suoi panni?

Provate a fare un esperimento: quando lei urla, aspettate che l’emozioni si calmi, e chiedete di cosa ha bisogno. Apritevi al dialogo. Non è vero che una relazione non si possa aggiustare, se c’è la volontà tutto può cambiare, fa parte dello stato naturale delle cose il cambiamento. Chi è convinto che il cambiamento non è esiste è perché in realtà non ci vuole provare.

Se mi chiedeste qual è il segreto del mio matrimonio, io vi risponderei: il dialogo aperto e continuo. Certo, anche le discussioni sono un modo per esprimersi, ma finita la rabbia del momento, ne parliamo con calma, cercando di capirci, senza poemi, ma semplicemente ci chiediamo:” Tu cosa mi stai dicendo sotto le urla?”. È incredibile, spesso l’argomento che ha causato la discussione diventa un ulteriore colla che ci unisce.

... ma è solo un punto di vista ... dite la vostra ... 

Se avete problemi di comunicazione se sentite di non riuscire a farvi capire, o se vi sentiti incompresi dal vostro partner, questi incontri di coppia possono aiutarvi, qui trovi il come e il perché può aiutarti. 

Patrizia Marzola
Psicologa Clinica - Pet Therapy Fidenza