Categoria: Relazioni Interpersonali

Come farsi amico un nemico: il dialogo

Come farsi amico un nemico: ovvero come sopravvivere alla giungla delle relazioni interpersonali

Come farsi amico un nemico

Seconda parte: il dialogo

Ecco l’esempio, immaginiamo A – TIZIO: il responsabile aggressivo; B-CAIO: il sottoposto

TIZIO: CAIO, so che sei molto impegnato, in qualità di responsabile non hai mai un attimo di respiro. Ma solo tu puoi aiutarmi a prendere una decisione. Tu cosa ne pensi rispetto a ….. secondo te cosa è meglio fare? Ti ringrazio moltissimo per la tua gentile disponibilità”

Come farsi amico un nemico: il dialogo

La comunicazione non verbale tra i due avviene in questo modo:

TIZIO si approccia ad CAIO con un sorriso, non si mette di fronte, ma di fianco, le spalle un poco ricurve, come in un atteggiamento di sottomissione. Mentre pronuncia il nome di CAIO fa un ampio sorriso (il sorriso ammorbidisce lo sguardo e rende il tono della voce morbido);

CAIO all'avvicinarsi di TIZIO: guarderà con sospetto, cercherà di fuggire guardando altrove, o girando il corpo. È diffidente, pertanto è sulla difensiva il suo pensiero è: mi devo difendere, cosa vuole da me? Dopo aver sentito il suo nome, si tranquillizza, sente dal tono emotivo della voce di TIZIO che non ha niente da temere. Le sue parole gli piacciono. Non pensa affatto che TIZIO stia dissimulando un’emozione di avversione, di antipatia nei suoi confronti. Quando sente pronunciare il suo ruolo, si alza dritto, spalle in alto e petto in fuori, si gira e guarda TIZIO.

Ecco fatto relazione agganciata. Da ora in avanti TIZIO ha ottenuto una collaborazione professionale senza che gli debba venire il mal di pancia ogni volta che è costretto a vedere questa persona.

Qual è l’atteggiamento mentale che consente di dissimulare un’antipatia?

  1. Tieni a mente il tuo obiettivo
  2. È solo un’interazione non devi costruire una relazione di amicizia
  3. Non lo stai prendendo in giro, non ti stai prendendo gioco di lui
  4. Stai solo usando in modo consapevole il linguaggio del corpo e mettendo in pratica la comunicazione efficace

So, che molti di voi penseranno che abbiamo preso in giro il povero CAIO, ma non è così. Fa parte delle abilità sociali il saper gestire un conflitto, il saper creare interazioni e relazioni rispettando le regole del contesto in cui sta avvenendo la relazione.

Provate a pensare se tutti i personaggi che partecipano ai talk show in tv o i politici mettessero in pratica queste semplici regole. Potremmo assistere a dibattiti e confronti costruttivi e non distruttivi. Ma sappiamo tutti che quel mondo ha creato i suoi copioni, guardiamo i politici litigare perché così possiamo dire quanto siano inefficaci. Guardiamo i personaggi in tv delle varie trasmissioni alzare la voce e fare scene isteriche perché sono talmente ridicoli che fanno ridere.

Io parlo della vita vera. Quella dove in certi contesti può diventare davvero difficile sopravvivere. Basti pensare ai disturbi legati allo stress lavoro correlato, al mobbing, al burn out, e a tutti conflitti sul lavoro. Problemi di assenteismo, lo sbilanciamento della meritocrazia.

Io, nel mio lavoro ne ho viste tante. Guarda il caso aziendale azienda e conflitti tra dipendenti.

Leggi la prima parte

Patrizia Marzola
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Come farsi amico un nemico: ovvero come sopravvivere alla giungla delle relazioni interpersonali

Come farsi amico un nemico: ovvero come sopravvivere alla giungla delle relazioni interpersonali

Come farsi amico un nemico

Prima parte

Pochi giorni fa mi è capitato di dover mettere in pratica tutte le mie abilità sociali e di vedere su di me i vantaggi comunicazione efficace per adattarmi alle persone antipatiche.

La trama: ho frequentato un corso di formazione molto lungo, sono quegli obblighi formativi, a cui tutti, in un modo o nell'altro siamo costretti a partecipare.

Il gruppo è molto grande 20 persone. All'interno di questo gruppo, come in ogni classe che si rispetti, si sono formati tanti piccoli sottogruppi, ma in realtà manca coesione tra tutti. Il clima è pesante, il malcontento generale è alto, tutti noi partecipiamo mal volentieri.

Ma come è possibile sentirsi un pesce fuor d’acqua nonostante un numero così alto di persone?

Tutto è dipeso, in realtà da diversi fattori, che coinvolgono docenti e partecipanti:

  • I docenti non hanno saputo creare un clima accogliente;
  • Né controllare e dirigere tutti gli interventi fuori temi;
  • E cosa più grave non hanno bloccato gli atteggiamenti aggressivi e comportamenti di disturbo
  • Il tutto aggravato dalla non disponibilità dei docenti stessi verso i nostri confronti.

Tutti abbiamo provato quanto sia ancora più difficile impegnarsi in un’attività che non ci pace, ma che siamo obbligati a fare, e se in più, ci si mettono in mezzo persone molto antipatiche, be allora è un disastro.

Eppure, ci sono certe relazioni professionali che, se non curate, nella maniera giusta, il peggio poi ricade sulla nostra testa. Perchè diversi possono essere i nostri atteggiamenti per le nostre relazioni interpersonali: Stili comunicativi a confronto

Così ecco come ho fatto a portare dalla mia parte il responsabile da cui è dipeso il mio obbligo formativo:

  1. La debolezza delle persone aggressive e presuntuose risiede nella loro mancanza di autostima
  2. Queste persone sono affamate di riconoscenti, soprattutto del loro ruolo
  3. Perché loro sanno di non sapere, ma  devono fare di tutto perché gli altri non lo scoprano
  4. Ecco perché tendono a schiacciare gli altri con risposte aggressive e penalizzanti (come ad esempio: ma dai come non lo sai? Io mi rifiuto di rispondere..) senza darti ovviamente la risposta
  5. Loro giocano sul fatto che il potere dell’umiliazione nel gruppo ti faccia tacere
  6. La soluzione: riconosci il suo ruolo, chiedi il suo parere, riconosci la sua conoscenza sull’argomento, e chiedi il suo aiuto, ringrazia perché senza il suo aiuto tu non saresti mai arrivato alla soluzione.

Fine prima parte Nella seconda parte leggi il dialogo avvenuto tra noi.

Leggi la seconda parte

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Il primo appuntamento

Come superare indenni il primo appuntamento

La comunicazione al primo appuntamento

Problemi di coppia: la coppia e il sesso

Che bella la sensazione dell’aspettativa. Il primo appuntamento porta con sé moltissime emozioni. L’ansia di solito compare perché c’è la paura del giudizio. Come sempre il giudice più severo è serpe dentro noi stessi. Ci carichiamo di aspettative, vorremmo che la serata andasse benissimo, scorresse liscia senza intoppi. Temiamo gaffe o brutte figure. Abbiamo il terrore dei silenzi. Così ci chiediamo: come andrà? Sarò simpatica/o? Piacerò?

E il dopo cena? Cosa succederà? Se mi chiedesse di fare sesso? Cosa faccio?

Naturalmente si hanno molte aspettative rispetto al cosa fare dopo. Ma ansiamo con ordine.

Come gestire il primo appuntamento

La comunicazione. Una forte paura è stare in silenzio. Pensare che si potrebbero non avere argomenti di conversazione, il timore di risultare noiosi. In molti è presenze la convinzione di non essere interessanti e pertanto di non avere nulla da raccontare e quindi annoiare a morte.
Tranquilli la comunicazione efficace ci salva anche in questo caso. È naturale avere questi timori, in fin dei conti stiamo per uscire con una persona che non si conosce. E i un po’ il timore di fare domande scontate o banali, o di trasformare la serata in un interrogatorio.
E anche se ci ripetiamo infinitivale “Devo essere me stesso” abbiamo sempre quella vocina antipatica dentro di noi, che in silenzio ci dice “ma se poi non piaci”. Così quella stessa vocina ci porta a dare a noi stessi delle istruzioni. Scriviamo ella nostra test il manuale del primo appuntamento: allora non devo ridere troppo, non devo parlare troppo, on evo essere invadente, non devo parlare di lavoro, non devo essere troppo espansivo ….. Così senza rendercene conto stiamo dicendo a noi stessi: annullati, diventa un’altra persona.
Così appena arriva il momento del fatidico incontro siamo tesi come corde di violino, imbalsamati dalle nostre rigide regole.

Stop! Allora facciamo ordine.

Consapevolezza comunicativa: come parlo?
Il fatto di osservare il nostro di comunicare e di imparare a vedere l’effetto sul nostro interlocutore ci permette sempre di poter mettere a posto la situazione.
Vi faccio un esempio: sto frequentando un corso di aggiornamento. C’è una mia compagnia di corso che ha un modo di comunicare che suscita immediatamente antipatia. È logorroica, emette sempre sentenze su tutti, è presuntuosa, ed interrompe sempre chiunque parla. Ad un certo punto lei fa una domanda al nostro docente e chiede: “Ma perché le persone non si rendono conto di come parlano e dell’effetto che hanno sugli altri? Io non capisco perché non si rendono conto di essere antipatici. Io ci sto sempre attenta.”
La classe è scoppiata in una sonora risata! Ovviamente lei non ha capito il perché.

Vi ho raccontato questo aneddoto per aiutarvi a capire che sono proprio quelle persone che non mettono in discussione l’effetto del proprio modo di comunicare che s’inceppano nelle loro relazioni interpersonali.
Ricordatevi sempre che ognuno di noi ha le sue caratteristiche di personalità e mette in atto di conseguenza il suo atteggiamento comunicativo.
Perciò se voi avete fatto caso all'effetto che del vostro stile comunicativo ha sui vostri interlocutori siete a posto.

Ad esempio: se vi accorgete che quando siete coinvolti molto nell'argomento avete la tendenza a parlare sempre solo voi, e tenete interminabili sermoni, e ve ne accorgete solo SE guardate il linguaggio del corpo del vostro ascoltatore. Tenderà a cambiare posizione con il corpo, avrà movimenti di sofferenza mostrati con il movimento delle mani, sposterà lo sguardo, farà solo dei cenni con la bocca del tipo “mmm”. Insomma vi sta dicendo “Basta, smetti di parlare”.

Se voi osservate avete la preziosa informazione: mi rendo conto che l’altro è infastidito. Allora vi fermate. Fate un bel sorriso, e provate a dire: ”Si mi rendo conto di essere partito in quarta! Ma cambiamo argomento. Tu ….”

Quindi essere consapevoli significa ascoltare ed osservare se stessi e gli altri. Nell'esempio sopra vi ho mostrato come ripristinare un dialogo equo. Fate parlare l’altro di aspetti che lo interessano. Spostate l’attenzione da Voi all'Altro.

Quindi torniamo al primo appuntamento. Che siate a cena o all'aperitivo: la consapevolezza comunicativa vi permette di operare il giusto mix tra: sono liberamente me stesso e aggiusto il tiro, se mi accorgo che l’altro mi invia segnali di sofferenza.
Essere sé stessi paga sempre. Se vi accorgete di non poter essere voi stessi perché l’altro vi fa sentire a disagio, potrebbe essere la prova del fatto che l’altra persona non è fatta per voi.

In un rapporto di coppia se non possiamo sentirci liberi di esser noi stessi con il nostro partner, vale veramente la pena investire su quella persona?
Io seguo persone meravigliose che si sono ostinate a stare per forza con quel partner, anche di fronte ad evidenti svalutazioni della propria persona (es. non vali niente; non mi stressare con le tue paranoie; i ho bisogno di spazio …). Insomma quando il partner svilisce ogni aspetto togliendo l’autostima, aumentando la convinzione errata di essere sbagliati e di non valere nulla, è il momento di chiedere a noi stessi se è davvero la persona giusta per noi.

Stop! No. Non permettiamo agli altri di annullare noi stessi.

Torniamo al primo appuntamento
Dopo aver parlato della consapevolezza comunicativa, ecco qualche dritta su come trovare argomenti di conversazione, nel caso vi sentiate così agitati e nervosi da non riuscire a pensare a nulla.
Io li chiamo punti di riferimento. Ogni volta che entro in un luogo mi guardo attorno: osservo le persone, le pareti, gli oggetti, l’arredamento. Tutto può diventare argomento di conversazione. A esempio un quadro può far venire alla mente un aneddoto divertente che vi è successo.
Insomma le armi per la buona riuscita del primo appuntamento sono le vostre abilità di osservazione e di ascolto.

E dopo? Cosa aspettarci dal dopo cena del primo appuntamento?
Ogni volta che si parla di relazioni di coppia, di sesso o di amore ognuno ha la sua idea in merito.
Ci sono diversi luoghi comuni:
• “E’ giusto fare sesso al primo appuntamento?”
• “Non bisogna telefonare subito ma aspettare qualche giorno altrimenti sembri troppo interessato”.

Poi vengono i dubbi, se lui non chiama subito, lei pensa che non sia interessato, se lui chiama subito, è troppo asfissiante. Se ci si concede subito non si è seri, se non ci si concede si è frigidi. Ma insomma in mezzo a tutte queste contraddizioni qual è la cosa giusta fare? 

Cosa guida le nostre azioni?
Ciò che guida le nostre azioni sono i nostri valori, le credenze, le aspettative rispetto ad una determinata situazione, che però spesso vengono cancellati dall'emozione forte del momento che si sta vivendo. Come ognuno avrà provato, quando stiamo vivendo un attimo intenso a livello emotivo la razionalità viene messa in un angolo remoto del nostro cervello, e le azioni prendono il sopravvento sui buoni propositi e sui principi di ciascuno.

Per essere onesti e sinceri con noi stessi al massimo possiamo chiederci:
“Rispetto ai miei valori e alle mie credenze, dopo aver vissuto la mia intensa emozione come reagisco? Quali sono i miei pensieri al riguardo?“
Per evitare le solite paranoie mentali del dopo serata come possiamo aiutarci?

Siamo onesti e sinceri con noi stessi, smettiamo di colpevolizzarci e cerchiamo di mantenere un buon ricordo della bella emozione vissuta al primo appuntamento. E poi parliamo di quanto avvenuto in modo schietto e sincero, senza colpevolizzare né rammarico o rimpianto.

Ciò che determina il senso di colpa del giorno dopo, nasce dal fatto che ci scontriamo con i nostri valori, credenze ed educazione, ecco perché il parlarne con l’altra persona di quanto è avvenuto può aiutare, placa il senso di colpa verso noi stessi, e fa tacere quei dubbi che ci fanno stare male, dubbi che sono legati forse anche alle intenzioni dell’altro/a.
Decidere se lasciarsi o meno andare dipende molto da come vi sentite in quel momento, dalle emozioni che avete provato con quel persona durante il tempo passato insieme. Non ci sono azioni o sbagliate a priori. Tutto è arbitrario, perché dipende solo esclusivamente da sé.

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Atteggiamenti per le nostre relazioni interpersonali: Stili comunicativi a confronto

Atteggiamenti per le nostre relazioni interpersonali: Quali stili comunicativi usiamo? 

Quando comunichiamo abbiamo in testa un obiettivo: persuadere, convincere o intrattenere. 
Secondo il nostro scopo, adottiamo un “certo modo di parlare” che fa reagire gli altri di conseguenza. 

Sono stati individuati tre profili diversi:

Passivo: è un soggetto che comunica senza utilizzare al meglio gli strumenti comunicativi. Il canale vocale non è valorizzato. Tende ad avere volume basso, il tono emotivo definisce un soggetto timido e sottomesso, che preferisce subire, piuttosto che ribellarsi, evitare scontri diretti, l’unica arma di difesa in suo possesso è “lamentarsi”. La comunicazione non verbale è silente. Lo sguardo basso, non si sofferma sul viso dell’interlocutore. La gestualità non è coerente con l’obiettivo del suo messaggio. Ne risulta un’immagine falsata, poco veritiera. Questo stile sottovaluta le effettive capacità della persona. Tende a rivelare bassa autostima. Si fa condizionare da un eccesso di timidezza. 

Aggressivo: questa tipologia di stile è propria di quelle persone che amano schiacciare gli altri. Tendono ad aumentare il volume vocale, usano di frequente il tono sarcastico, a loro piace umiliare gli altri. A volte, questo stile è usato per nascondere la timidezza. L’aggressività è uno strumento di difesa, che si trasforma in una caricatura della persona forte e decisa. Questo stile ha l’obiettivo di sottomettere l’altro, impedendogli di controbattere, utilizzando un ritmo incalzante, che non lascia spazi di silenzio. La comunicazione non verbale è molto accentuata, quasi esagerata.

Espressivo o assertivo: è lo stile della persona che ama il contatto con gli altri. Utilizza al meglio lo strumento voce, rispetta gli altri adottando un comportamento verbale, non prevaricante. È sicuro e deciso, ammette quando sbaglia, accetta la critica, e a sua volta sa criticare in modo costruttivo. Ha uno sguardo aperto, portato all’ascolto attivo sa mettere a proprio agio l’interlocutore. Accoglie l’altro nel pieno rispetto dei diritti di entrambi. Ottima gestione della comunicazione non verbale. La postura è eretta, ma priva di rigidità, è morbido anche nella gestione dei movimenti comunicativi. Condisce il messaggio verbale in un insieme armonioso di gesti e di sguardi che evidenziano il suo interesse verso chi ascolta.

Atteggiamenti per le nostre relazioni interpersonali: quali conseguenze? 

Dal Dizionario Lingua Italiana (Zingarelli)

Modo di disporsi o di presentarsi, come riflesso di un determinato stato d'animo o come forma deliberatamente assunta di comportamento. Modo di atteggiare il corpo o parte di esso. Contegno, comportamento

Dal Dizionario di Psicologia (W. Arnold; H. J. Eysenck; R. Meili)

O Attitudine –  orientamento della percezione e una disponibilità di reazione in rapporto ad un determinato oggetto o classi di oggetti. Sono tendenze relativamente durevoli Sono orientati secondo certi valori o affetti.

ATTEGGIAMENTO 

IL SUO PENSIERO

COME RISPONDERE

IL DIFFIDENTE

Non mi fido di nessuno. Le decisioni le prendo da solo. Non puoi influenzarmi.

DEVI FORNIRE PROVE ALLE TUE ARGOMENTAZIONI. Il tuo obiettivo è rassicurarlo, fornendo garanzie alle sue scelte.

L’AGGRESSIVO

Non mi fido delle mie scelte. Ma nessuno deve saperlo.

RINFORZA IL SUO RUOLO. Il suo pensiero è «Io sono importante».

È una persona con bassa autostima.

L’EVITANTE

Non mi prendo responsabilità. Lasciami stare.

ELIMINA LE SUE PAURE. Il suo pensiero è «Ciò che penso io non è importante». Evita il confronto e lo scontro. Teme di non saperlo gestire.

È una persona con bassa autostima.

L’ASSERTIVO

Parlami con franchezza e arriva al punto. Fammi vedere il mio vantaggio.

LINGUAGGIO CHIARO, SEMPLICE E DIRETTO. Vuole fatti, non parole.


Baruch Spinoza – 1632 -1677 – Etica

Gli uomini si credono liberi soltanto perché sono consapevoli delle proprie azioni e inconsapevoli delle cause che le determino. In sostanza afferma : « Le azioni umane non vanno derise, compiante o detestate ma capite»

 Dott.ssa Patrizia Marzola
Psicologa - Fidenza

Atteggiamenti per le nostre relazioni interpersonali

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Difficoltà relazionali da dove nascono?

In questi 13 anni di lavoro ho visto che le difficoltà relazionali nascono da una mancanza di capacità di esprimere liberamente ciò che non va.

Il mio lavoro è comunicazione. Che il mio ambito sia clinico oppure del lavoro sempre di comunicazione si parla.

Così, ho visto che quando sono chiamata per capire e tentare di risolvere i conflitti interpersonali ho visto, ho toccato con mano, che le che le difficoltà relazionali nascono da una mancanza di capacità di comunicare in modo chiaro, semplice e diretto. Non si sa come, né quando sia iniziato questo silenzio, ma sta di fatto che, a un certo punto, le persone smettono di dichiarare  chiaramente il problema.

Così mi chiedo: di che cosa si ha paura? Della verità? Di sentirsi dire che non si pace a qualcuno?

Ma questo è naturale, perché è reale: non si può piacere a tutti. Ci sarà sempre “qualcosa” di ciascuno che non entra in sintonia con le caratteristiche di qualcun altro. Ma va bene. Prima impariamo che non si può piacere a tutti, e prima e meglio adottiamo un stile comunicativo mirato alla sopravvivenza in quel contesto, soprattutto quando non si può scegliere.

Mi piace dire che: “Parenti e colleghi non possiamo sceglierli, ci cadono addosso”. Quanto prima troviamo un obiettivo in comune, tanto meglio si troverà il compromesso che portearà al quieto vivere, evitando così inutili e sgradevoli mal di pancia!

Difficoltà relazionali 

Quando non ci si capisce, si crea grande confusione, così diventiamo diffidenti, ci innervosiamo, incriniamo rapporti. Piccoli malintesi diventano liti, i problemi diventano catastrofi.
Quando poi, le incomprensioni nascono sul posto di lavoro, si viene a creare un clima molto pesante, difficile da gestire, che portato all'estremo crea ansia, insoddisfazione, insofferenza, fino all'azione estrema: abbandonare il posto di lavoro. Perché possono venire crearsi sul lavoro, situazioni di mobbing e burn-out.

Come un vaccino antinfluenzale il saper comunicare e il saper ascoltare in modo efficace svolgono funzione preventiva contro questi problemi.  E risolvono le difficoltà relazionali.

Credo tantissimo nell'efficacia comunicativa, nel dialogo aperto, nel saper scegliere le parole giuste sia verso la persona che alla situazione specifica e questa mia esperienza diretta mi ha portato a progettare un per-corso formativo che mira a fornire utili indicazioni su come utilizzare al meglio il proprio strumento comunicativo, l’ho intitolato “Non solo comunicare per esprimere forza, carisma e personalità”

Così, grazie alla padronanza del nostro stile comunicativo, il saper individuare le parole giuste rispetto alla situazione, ci consente di creare buoni ed efficaci rapporti interpersonali. È la comunicazione efficace che ci permette di essere sempre padroni di noi stessi e delle situazioni.

È sempre la comunicazione efficace che ci dà il carisma e la forza per gestire le persone aggressive, quelle che ci mettono in difficoltà, coloro che ci fanno sentire sbagliati e ansiosi.

Ecco i vantaggi della comunicazione efficace: 

  • Esprimersi in modo chiaro, semplice e diretto arrivando all’obiettivo desiderato;
  • Adattare il proprio comportamento e atteggiamento alle diverse circostanze, anche quelle più difficili;
  • Trattare con la gente per conquistare la fiducia, migliorando così la qualità delle relazioni sociali;
  • Padroneggiare le tecniche di come si conquista il diritto alla parola, come rendere partecipe chi ascolta, attirando e mantenendo accesa l’attenzione degli interlocutori;
  • Scegliere le parole e lo stile comunicativo in relazione alle persone ed agli obiettivi;
  • Gestire l’ansia che spesso le situazioni sociali creano. La comunicazione efficace elimina gli effetti immobilizzanti dell’ansia e dello stress, che uno scambio comunicativo può causare.

A volte, il fatto di dover per forza comunicare con una persona che a noi mette soggezione, timore o tensione, può renderci così ansiosi da bloccare in noi, ogni iniziativa comunicativa: le parole muoiono in bocca senza riuscire a dirle.

In questo articolo parlo degli stili comunicativi, li ho messi a confronto e suggerisco il modo per fronteggiarli. 

Quella carica energetica che ci ha dato la spinta fino a un attimo prima, ci sta ora immobilizzando. Dunque, imparare a gestire lo stress significa incanalare questa energia nella giusta direzione, per usarla come nostra alleata per darci fiducia e sicurezza.

“Non solo comunicare per esprimere forza, carisma e personalità”  è un manuale pratico sulle relazioni interpersonali che vi aiuterà ad allenare e potenziare le vostre abilità comunicative.

Ho letto i risultati di un sondaggio in cui si chiedeva quali fossero i maggiori interessi degli adulti. È risultato che al primo posto c’è la salute e al secondo posto c’è la gente: come comprenderla, come starci insieme, come indurla a diventare simile a noi come persuaderla.

Come si raggiungono questi obiettivi: il giusto mix di comunicazione verbale e non verbale. E, aver sempre ben chiaro il proprio obiettivo comunicativo.

Tutto questo è aiutato da una sana autostima. L'autostima è un'importante componente per il nostro benessere e per il successo nelle nostre relazioni interpersonali. 
Qual'è il livello della tua autostima? Vuoi scoprirlo rispondi a queste semplici domande avrai la tua risposta. Clicca qui scarica il gioco

Ho pensato ad un percorso per aiutarti a ritrovare una sana Autostima. Viene a vedere se il Corso di Autostima e Motivazione può aiutarti.

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